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Full text of "Le avventure d'Alice nel paese della meraviglie"

134 [DODGSON (Charles Lutwidge)] Le avventure d'Alice nel paese 
delle meraviglie. Per Lewis Carroll. Tradotte dall' Inglese da T. Pietro- 
còla-Rossetti. Con 42 vignette di Giovanni Tenniel. Londra, Macmillan 
and Co., 1872 j 

Sm. 8vo. Originai red cloth, t.e.g. IN MINT STATE. FIRST EDITIÓN in 
Italian, and an issue unknown to Mr. Williams (cf. No. 24), having white end papers, 
the three-line border round the front cover in blind, and the fore and lower edges 
cut, but not gilt. 




L [ B RAR.Y 

OF THE 

UNIVERSITY 

Of ILLINOIS 

The Flodden Heror, 

Lewis Carroll 

Collection 

xe23 



^^\ TT ^? Avventure D'Alice nel paese 

by John Tenniel, ong. ci., f.g.. suner- 
fine cond., 1872, £10/10/- ^ ' ^"^^^ 



LE AVVENTURE D'ALICE Nel Paese 
Delle Meraviglie :: Per Lewis Carroll. 
Tradotte dall' inglese de T. Pietrocola- 
Rossetti. Con 42 Vignette de Giovanni 
Tenniel. 12mo, originai orange cloth. Lon- 
dra, 1872. J55 00 
Urst Italian edition. Fine copy. 



J 



LE AWENTUEE D'ALICE 
NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE. 



LE AVVENTURE D'ALICE 



NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE. 



LEWIS CAEEOLL. 

TRADOTI?; dall' INGLESE DA 

T. PIETEOCÒLA-R OS SETTI 



CON 42 VIGNETTE DI GIOVANNI TENNIEL. 



ITonbra : 

MACMILLAN AND CO. 

1872. 



[Proprietà leticruria dell' autore.) 



LONDRA : 

U. Cl.AY, KIOLI, E TAYLOR, STAMPATORI, 

BREAD STREET HILL. 






In su' vespri giocondi, dolcemente 
Sul lago tranquillissimo voghiamo, 

Da delicate mani facilmente 

Son mossi i remi, e alla ventura andiamo, 

E pel timon che incerto fende 1' onda 

Va la barchetta errante e vagabonda. 



Mentre oppresso dal sonno, in luminose 
Visioni il mio pensiero vaneggiava, 

Mi destaron tre voci armoniose 

Chiedendomi un Racconto ! Io non osava 

Fare il broncio severo ed il ribelle 

A tre bocche di rose, — a tre donzelle ! 



La Prima, con la voce di comando, 
Fieramente m' impone " Cominciate ! " 

La Seconda mi dice " Io ti domando 
Un racconto di silfidi e di fate." 

La Terza (io non 1' avrei giammai creduto), 

^r' interrompe una volta ogni minuto. 



Eccole ! ferme, attente, silenziose, 
Seguire con 1' accesa fantasia 

La Fanciulla vagante in portentose 
Regioni di sogni e poesia. 

Che con bestie ed uccelli ognor favella, 

E con forma del Ver Y Errore abbella. 



La Storia non toccava ancora il fine 
E appariva di già confusa e incolta; 

Allor pregai le care fanciulline 
Di finir la novella un' altra volta, 

Ma risposer più vispe e più raggianti, 

"No, questa è la tua volta ! Avanti, avanti !" 



E così le Avventure raccontai 

Ad una ad una alle fanciulle amate, 

Ed or questa novella ne formai 

Ch' è un tessuto di favole accozzate ; — 

Ma il Sol già volge al suo tramonto, andiamo ! 

Alla sponda ! alla sponda, orsù, voghiamo ! — 



O Alice, accogli questa mia Novella, 
E fra i sogni d'infanzia la riponi, 

Dell ! fanne d' essa una ghirlanda bella, 
E sulla tua memoria la deponi, 

Qual pellegrin che serba un arso fiore 

Di suol lontano, e lo tien stretto al core ! — 



INDICE. 

l'AJ'- PAOR. 

I. GIÙ NELLA COMGLIEUA . . .• 1 

H. LO STAGNO DI LAGRIME . ' 15 

III. CORSA ARRUFFATA, E RACCONTO CON LA CODA . . 29 

IV. LA CASETTINA DEL CONIGLIO . . . ... . . 41 

V. CONSIGLI d' un BRUCO . 58 

VI. PORCO E PEPE . , 74 

VII. UN TÈ DI MATTI 93 

VUl. IL CROQUET DELLA REGINA 110 

IX. STORIA DELLA FALSA-TE8TUGGINE 128 

X. LA CONTRADDANZA DE' GAMBERI 145 

XI. CHI HA RUBATO LE TORTE? 158 

Xll. TESTIMONIANZA d' ALICE 172 




CAPITOLO I. 



GIÙ NELLA CONIGLIERA. 

Alice cominciava a sentirsi mortalmente stan- 
ca di sedere sul poggio, accanto a sua sorella, 
senza far nulla : una o due volte aveva gittato 
lo sguardo sul libro che leggeva sua sorella, ma 

B 



2 GIÙ NELLA 

non e' erano imao^ini ne clialoo-lii, " e a che serve 
un libro," pensò Alice, " senza imagini e dialoghi ?" 

E andava fantasticando col suo cervello (come 
meglio poteva, perchè lo stellone V avea resa son- 
nacchiosa e gruUina), se il piacere di fare una 
ghirlanda di margherite valesse la noja di levarsi 
su, e cogliere i fiori, quand' ecco un Coniglio 
bianco con gli occhi di rubino le passò da 
vicino. 

Davvero non e* era tropj^o da meravigliarsi di 
ciò, ne Alice pensò che fosse cosa troppo strava- 
gante di sentire parlare il Coniglio, il quale diceva 
fra se " Oimè ! Oimèi ! ho fatto tardi ! " (quando 
se lo rammentò in seguito s'accorse che avrebbe 
dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una 
cosa assai naturale): ma quando il Coniglio trasse 
un orinolo dal taschino del panciotto, e vi affisò 
gli occhi, e scappò via, Alice saltò in piedi, perchè 
r era venuto in mente eh' ella non avea mai ve- 
duto un Coniglio col panciotto e il suo rispettivo 
taschino, né con un oriuolo da starviei dentro, 
e divorata dalla curiosità, traversò il campo 



CONIGLIERA. 3 

correndogli appresso, e giunse proprio a tempo di 
vederlo slanciarsi in una spaziosa conigliera, di 
sotto alla siepe. 

In un altro istante, giù Alice scivolò, correndogli 
appresso, senza punto riflettere come mai avrebbe 
fatto per riuscirne fuori. 

La buca della conigliera sfilava diritto come 
una galleria di tunnel, e poi s' inabissava tanto 
rapidamente che Alice non ebbe un solo istante 
per considerare se avesse potuto fermarsi, poiché 
si sentiva cader giù rotoloni in qualche precipizio 
che rassomigliava a un pozzo profondissimo. 

Una delle due, o il pozzo era arci-profondo, o 
ella vi ruzzolava assai adagino, poiché ebbe 
tempo, mentre cadeva, di guardare tutto intorno, 
e stupiva pensando a ciò che le avverrebbe poi. 
Prima di tutto aguzzò la vista e cercò di vedere 
nel fondo per scoprire ciò che le accaderebbe, ma 
gli era bujo affatto e non ci si vedea punto : 
indi guardò alle pareti del pozzo ed osservò 
eh' erano ricoperte di credenze e di scaffali da 
libri ; qua e là vide mappe e quadri che pen- 



* GIÙ NELLA 

deano da' chiodi. Andando giìi prese di volo 
un vasettino che aveva un cartello, lo lesse : 
" CONSEEVA D' ARANCE," ma oimè ! era vuoto 
e restò delusa : non volle lasciar cadere il vasettino 
per non ammazzare chi era in fondo, e andando 
sempre giù lo depose in un' altra credenza. 

"Bene," pensò Alice, "dopo una caduta tale, 
mi parrà proprio un niente il ruzzolare per le 
scale 1 A casa poi, come mi crederanno co- 
raggiosa ! D' ora innanzi, ancorché cadessi dal 
tetto, non ne farei caso ! " (E probabilmente dicea 
la verità.) 

E giìi — e giù — e giù ! Finirà mai quella ca- 
duta ? " Chi sa quante miglia ho percorse a 
quest' ora ? " sclamò. " Davvero io sto per toccare 
il centro della terra. Vediamo : suppongo che 
saranno quattrocento miglia di profondità — " 
(come vedete. Alice aveva imparate molte di tali 
cose nelle sue lezioni, ma non era quella la 
migliore occasione per fare sfoggio della sua 
erudizione, poiché non e' era ninno che 1' a- 
scoltasse, ciò non di meno era bene di ripassarle 



CONIGLIERA. 5 

a mente) — "sì, la sarà questa la vera distanza, o 
press' a poco — ma vorrei sapere a quale grado 
di Latitudine o di Longitudine io sia giunta ! " 
(Alice non sapea mica che fosse Longitudine o 
Latitudine, ma pensò eh' erano belle parolone a 
dire, e le disse !) 

Passò qualche istante e poi rincommciò. "Che 
dovessi io traversare la terra ? Sarebbe bella 
s' io uscissi fra le genti che camminano col 
capo in giù ! Credo che si chiamino le An- 
tipatie — " (questa volta fu contenta che non 
ci fosse ninno che l' ascoltasse, perchè quel 
nome non le suonava giusto all' orecchio) " — ma 
domanderò loro che nome abbia quel paese. 
Di grazia, Signora, è questa la Nuova Zelanda ? 
o r Australia ? " (e cercò di fare una riverenza 
mentre parlava — figuratevi, far riverenza mentre 
si casca giti a precipizio I Dite, potreste farla 
voi ?) " Ma se farò una tale domanda mi crede- 
ranno una sciocca. No, non la farò : forse troverò 
scritto il nome in qualche parte colaggiù." 

E giù — e giù — e giù ! Non avendo nulla- da 



6 GIÙ NELLA 

fare, Alice rincominciò a cinguettare. " Dina mi 
cerclierà stanotte ! ^' (Dina era il nome della gatta). 
"Spero che si rammenteranno di darle il suo 
piattino di latte quando prenderanno il tè. Cara 
Dina mia ! Vorrei che tu fossi meco quaggiù ! Non 
vi son sorci nell' aria, ma sai, tu potresti afferrare 
una nottola eh' è simile al sorcio. Ma che ! i 
gatti mangiano le nottole 1" E qui Alice cominciò 
a sonniferare, e fra il sonno e la veglia continuò 
a ruminare fra denti, " I gatti mangiano le nottole ? 
I gatti mangiano le nottole ì" E talvolta, " Le 
nottole mangiano i gatti ? " perchè, vedete, non 
potendo rispondere a nessuna delle due quistioni, 
non le importava se invertiva il senso di esse. 
Sonnecchiava di già, e proprio allora cominciava 
a sognare che se ne andava a braccetto con Dina 
e che le diceva con faccia austera : " Dina, dimmi 
la verità : hai tu mai mangiata una nottola ? " 
quando, tonfete ! cascò d' un subito sopra un 
mucchio di ramicelli e di foglie secche, e la ca- 
duta finì. 

•Alice non si fece male e saltò in piedi lesta e 



CONIGLIERA. 7 

pronta : guardò in alto, era bujo affatto : davanti a 
lei sfilava un lungo corridoio percorso dal Coniglio 
bianco eh' era sempre in vista. Non e' era tempo 
da perdere : Alice, come se avesse le ali, gli corse 
appresso, e senti che sclamava, mentre svoltava 
a una cantonata, — " Giurammio ! gli è tardi dav- 
vero ! " Stava lì lì per raggiungerlo, ma appena 
passò la cantonata il Coniglio non si vide più ; ed 
ella si trovò in una sala lunga e bassa, illuminata 
da una fila di lampade che pendevano dalla volta. 

V erano porte tutt' intorno alla sala, ma erano 
tutte serrate, e dopo che Alice andò su e giìi pro- 
vando tutti gli usci per vedere se fosse possibile 
d'aprirne qualcheduno ma sempre inutilmente, si 
mise a camminar mestamente nel mezzo della sala, 
pensando come mai avrebbe potuto riuscirne fuori. 

Tutt' a un tratto capitò vicina a un piccolo 
tavolino di cristallo solido e sorretto da tre piedi : 
non e' era altro su d' esso che una chiavettina 
d' oro : or la prima idea eh' ebbe Alice fu che 
quella potesse aprire uno degli usci della sala ; 
e provò — ma oimè ! o le toppe erano troppo 



GIÙ NELLA 



grandi, o la chiavettina era troppo piccola ; ma 
comunque fosse, non potette aprirne alcuno. Ciò 
non di meno, avendo fatto un secondo girò nella 
sala, capitò davanti a una cortina bassa che non 
aveva osservata prima, e dietro ad essa v' era un 

piccolo uscio, 
alto quindici 
pollici o giù 
di lì : provò 
la chiavettina 
d'oro se andasse 
alla toppa, e 
con molta alle- 
grezza vide che 
e' entrava per 
r appuntino ! 
Alice apri 1' uscio e vide che dava a un pic- 
colo corridoio, largo quanto una buca da topi : s' in- 
ginocchiò, e vide al di là del corridoio il più bel 
giardino del mondo. Oh ! quanto desiderò d' uscir 
fuori da quella sala buja per correre su que' prati 
di fiori risplendenti, e lungo le chiare e fresche 




^.ì^ih>AJye 



CONIGLIERA. 9 

acque delle fontane, ma non V era dato neppure di 
cacciare il capo fuori della buca ; " e ancorché il 
mio capo potesse passarvi," pensò la povera Alice, 
" mi servirebbe poco senza farci passare anche le 
spalle. Oh quanto bramerei riserrarmi come un 
telescopio ! Credo che potrei farlo, se sapessi sol- 
tanto come cominciare." Poiché essendo ultima- 
mente accadute tante cose straordinarie. Alice avea 
cominciato a persuadersi che poche fossero le cose 
veramente impossibili. 

Era proprio tempo perso star lì piantata davanti 
air usciolino, perciò Alice ritornò verso la tavola 
con una mezza speranza di potervi trovare sopra 
un' altra chiave, o almeno un libro il quale in- 
segnasse alla gente a ri serrarsi come un can- 
nocchiale : questa volta vi trovò un ampolla, (" e 
certo non e' era prima," disse Alice,) e aveva 
attaccato al collo un cartello sul quale a lettere 
di scatola era magnificamente scritta questa parola 
" BEVI." 

Va benissimo il dire " Bevi," ma Alice eh' era 
una ragazzina prudente, lì per lì non volle bere. 

e 



10 



GIÙ NELLA 



" Nò, voglio prima vedere se e è scritto ' veleno ; ' " 
poiché ella aveva 
letto molte belle 
novellette sopra ra- 
gazzi eh* erano stati 
abbruciati, e man- 
giati vivi da bestie 
feroci, e cose si- 
miglianti, e tutto 
ciò perchè non vol- 
lero ricordarsi della 
prudenza ch'era 
stata loro inses^nata 
in casi simili ; come 

per esempio, non maneggiare le molle infocate 
perchè scottano ; se col coltello ti fai sul dito un 
taglio molto profondo, certo n' uscirà sangue ; ed 
ella non avea dimenticato quell' altro avvertimento, 
se tu bevi smodatamente d' una bottiglia che 
ha r iscrizione " veleno," presto o tardi ti farà 
male. 

Ciò non di meno quell' ampolla non aveva 




CONIGLIERA. 11 

r iscrizione "veleno," perciò Alice si avventurò di 

assaggiarne il contenuto, e trovandolo delizioso 

(di fatto aveva un sapore misto di torta di 

ciliegie, di crema, d' ananasso, di tacchino arrosto, 

di torrone, e di crostini burrati), lo vuotò tutto 

d' un fiato. 

« » « « 



"Che curiosa sensazione!" disse Alice; "mi 
vo ristringendo come un cannocchiale!" 

Ed era proprio così : non aveva più che dieci 
pollici d' altezza, e il suo bel visino s' illuminò di 
gioja pensando che finalmente era giunta alla 
giusta statura per traversare l' usciolino, ed entrare 
nel bel giardino. Prima aspettò qualche minuto 
per vedere se rimpicciolisse di più; è vero che 
provò una certa ansietà su quel mutamento ; 
" perchè, sapete, potrei rimpicciolirmi tanto da 
sparire affatto come una candela," disse Alice. 
" A chi assomiglierei allora ?" E cercò di farsi 
un' idea dell'* apparenza della fiamma d' una 

e 2 



la GIÙ NELLA 

candela smorzata, poiché non potea nemmeno 
ricordarsi se mai avesse veduta una cosa simile 1 

E scorsero alcuni momenti, e veggendo che 
nulla di nuovo le accadeva, si accinse ad entrare 
nel giardino ; ma — povera Alice ! — quando fu al- 
l' uscio, si accorse che avea dimenticata la chiavet- 
tina d' oro, e quando si rivolse verso la tavola dove 
r avea lasciata, vide che non potea più arrivarla : 
essa la vedea chiaramente a traverso del cristallo, 
e fece ogni sforzo possibile per arrampicarsi ad uno 
de' piedi della tavola e montar su, ma gli era 
troppo sdrucciolevole ; e dopo essersi affaticata 
invano per vincere quella difficoltà, la poverina si 
sedette e pianse. 

"Via! che vale abbandonarsi al pianto I " 
disse Alice a se stessa ; " io ti consiglio invece, o 
Signorina, di smetter subito quel piagnucolare ! " 
Generalmente ella dava a sé stessa dei buoni con- 
sigli (benché raramente poi li seguisse), e talvolta 
si rimproverava tanto severamente che le lagrime 
le scorrevano per le gote ; e si rammentò che una 
volta stava lì lì per schiaffeggiarsi perché s' era 



CONIGLIERA. 13 

truffata in una partita di croquet che giuocava 
contro a se medesima, che questa straordinaria 
bimba trovava piacere a fingersi di essere due 
persone. "Ma ora è inutile voler credermi due 
persone," pensò la povera Alice, " me ne resta 
appena tanto per comporne una !". 

Ed ecco, le cadde sott' occhio una cassettina 
di cristallo che giaceva sotto la tavola : V aprì, e 
vi trovò dentro un piccolo pasticcino, sul quale, 
con uva di Corinto, era scritto in belli caratteri 
" MANGIA." " Bene ! lo mangerò," disse Alice, 
" e se mi farà crescere di molto, giungerò ad 
afferrare la chiavettina, e se mi farà rimpicciolire 
mi striscerò sotto l'uscio: cosi in un modo o in 
un altro entrerò nel giardino, e poi, sarà quel che 
sarà,! 

Ne mangiò un bocconcino, e mettendosi la mano 
sul capo, sclamò ansiosamente : " In qual modo ? 
In qual modo V per vedere in qual modo si 
mutava, ma restò molto sorpresa nel vedersi della 
atessa statura : certo, così accade a tutti coloro 
che mangiano pasticci, ma Alice s'era tanto 



14 r4IU NELLA CONIGLIERA. 

abituata a veder cose straordinarie, che le sem- 
brava una cosa stupida e sciocca quella di 
crescere, come si cresce generalmente. 

E tornò alla bisogna, e in poclii istanti ingoiò 
tutto il pasticcio. 

» « » * 

» * * 

* « * » 




CAPITOLO IL 

LO STAGNO DI LAGRIME. 

" Curiosissimo e 
sempre più curiosis- 
simo ! " gridò Alice 
(era tanta la sua sor- 
presa che non sapeva 
più parlar corretta- 
mente la sua lingua) ; 
" mi sto allungando 
come un cannocchiale, 
e il più lungo che mai 
vi sia stato ! Addio 
piedi 1" (perchè appena 
guardò giù a' suoi piedi 
le sembrò che li avesse 
quasi perduti di vista, 
tanto erano lontani). 
" Oh i miei poveri 



16 LO STAGNO 

piedini ! chi mai in terra v' infilerà le calze, 
e vi metterà le scarpettine ì Davvero io non 
potrò farlo pili ! Oramai sarò tanto lungi da 
voi, che certo io non mi prenderò più briga 
di voi altri : bisoo;na che vi accomodiate alla 
meglio ; — eppure bisognerebbe eh' io li trattassi 
bene," pensò Alice, " se nò, non vorranno andare 
per la via eh' io vorrei battere ! Vediamo un po' : 
ogni anno a Natale darò loro un bel pajo di 
stivaletti." 

E andava mulinando col cervello come farebbe. 
*' Glieli manderò col procaccino," pensò la bimÌ3a ; 
" ma gli è davvero strano il mandar regali a' 
propri i piedi ! E quanto sarà curioso 1' indirizzo ! 

Al Signor Piedestro d'Alice, 
Tappeto, 

Presso il parafuoco, 

{coi saluti cV Alice). 

Meschina ! quante sciocchezze vo dicendo 1 " 

Giusto allora il suo capo urtò contro la volta della 
sala : aveva più di nove piedi d' altezza ! Subito 



DI LAGRIME. 



17 



adunghiò la chiavettina d' oro, e via, A^erso 1' uscio 
del giardino. 

Povera Alice ! Tutto quello clie potea fare 
consisteva nel giacere, appoggiando il fianco per 
guardare il giardino con la coda d' un occhio ; ma 
il penetrarvi dentro era diventato piìi difficile che 
mai : sedette dunque, e si rimise a piangere. 

" Ti dovresti vergognare," disse Alice, " figurati, 
una gran ragazzona come te " (e davvero lo poteva 
dire allora) " fare la piagnolosa I Smetti subito ti 
dico I " Ma pure continuò, versando lagrime a 
secchie, sinché formò uno stagno intorno a lei di 
quasi quattro pollici d'" altezza, e che giungeva a 
metà della sala. 

Qualche istante dopo sentì in lontananza come 
uno scalpiccio ; subito si forbì gli occhi per 
vedere chi fosse. Era il Coniglio bianco che 
ritornava, splendidamente vestito, con un pajo di 
guanti bianchi in una mano, e un gran ventaglio 
neir altra : veniva trottando frettolosamente, e 
mormorando fra se stesso, " Oh ! la Duchessa, la 
Duchessa ! Se n' andrà sulle furie perchè V ho 



LO STAGNO 




fatta aspettare ! " Alice era tanto fuori di se che 
avrebbe chiesto soccorso a chiunque le fosse capi- 
tato : così quando il Coniglio le fu vicino, gli 
disse con voce tremula e sommessa, " Di grazia, 



DI LAGRIME. 1» 

Signore — ." Il Coniglio trasaltò, gli caddero a 

terra i guanti e il ventaglio, e in mezzo a quella 
tenebrìa si mise a correre di traverso come se 
avesse le ali alle zampe. 

Alice raccattò il ventaglio e i guanti, e perchè 
la sala pareva una stufaiuola si rinfrescò sven- 
tolandosi e parlando fra se : " Meschina me ! 
Come ogni cosa è strana quest' oggi! Eppure 
ieri le cose andavano secondo il solito. Non mi 
sorprenderebbe se stanotte fossi stata scambiata ! 
Vediamo : non ero io, io stessa che mi levai questa 
mattina ? Mi pare di rammentarmi eh' io mi 
trovai un poco diversa. Ma se non sono la stessa 
dovrò rivolgermi questa domanda : Chi mai dunque 
son io ? Ah I qui sta V imbroglio ! " E ripensò 
a tutte le ragazze che conosceva, e che erano del- 
l' età sua, per vedere se per caso fosse stata tras- 
formata in una di quelle. 

"Certo io non sono Ada," disse, "perchè i suoi 
capelli sono inanellati, e i miei non lo sono punto ; 
certo non sono Isabella, poiché io so tante belle 
cose, e quella poverina sa tanto poco ! Eppoi 



20 LO STAGNO 

Isabella è Isabella, ed io sodo io. Meschina! che 
imbroglio è questo ! Proviamo se io mi ram- 
mento tutte le cose che sapeva una volta : quattro 
volte cinque fanno dodici, e quattro volte sei fanno 
tredici, e quattro volte sette fanno — oimè ! Se 
vado di questo passo non giungerò mai a venti ! 
Del resto la Tavola Aritmetica non significa nulla : 
proviamo la Greografia : Londra è la capitale di 

Parigi, e Parigi è la capitale di Koma, e Roma , 

nò, ho sbagliato tutto ! Davvero devo essere stata 
trasformata in Isabella ! Proverò a ripetere ' Ron- 
dinella pellegrina;''^ e si mise le mani conserte 
al petto come se stesse per ripetere le lezioni, e 
cominciò a recitare quella Romanza, ma la sua 
voce suonava rauca e strana, e le parole non le 
uscivano dalle labbra come una volta : — 

" ' RondÌ7iella porporina 
Che ti posi sul loggione 
Raccattando ogni mattina 
La zanzara ed il moscone, 
Li vuoi friggere in padella 
Porporina Rondinella ì ' " 



DI LAGRIME. 21 

"Scommetto che le vere parole della Romanza 
non son queste," disse la povera Alice, e le ritorna- 
rono i lucciconi agli occhi. "In somma," continuò 
a dire,- " io devo essere Isabella, e dovrò andare 
a vivere in quella casuccia, e non aver quasi più 
giuocattoli, e tante lezioni da imparare ! Ma se 
sono Isabella, caschi pure il mondo, io resterò qui ! 
Inutilmente, signori miei, caccerete la testa dal 
soffitto per dirmi ' Carina, vieni su ! ' Io alzerò 
soltanto gli occhi, e dirò loro, 'Chi son io? 
Ditemelo prima, e se sarò quella che voi cercate, 
verrò su ; se no resterò qui inchiodata sino a 
che sarò qualchedun' altra ' — ma, oimè ! " sclamò 
Alice, versando un fiume di lagrime. " Vorrei 
che mettessero fuori la testa ! Son tanto stanca 
d' esser qui, sola 1 " 

E si guardò le mani, e si meravigliò vedendo 
che mentre parlava fra se stessa aveva infilato 
uno de' guanti bianchi che il Coniglio avea 
lasciati cadere. " Come mai ho potuto far ciò ? " 
disse. " Forse sono ridiventata piccina." 

Si levò ed awicinossi alla tavola per misurarsi 



22 LO STAGNO 

con quella, — osservò che, per quanto le pareva, era 
ridotta a circa due piedi d' altezza e che andava 
impiccolendosi rapidamente : indovinò che la causa 
di questa nuova trasformazione era il ventaglio che 
aveva in mano, e subito lo buttò a terra, — e fu 
proprio a tempo, altrimenti assottigliava tanto da 
sparire totalmente. 

" L' ho scampata bella ! " disse Alice tutta 
impaurita da quel subitaneo mutamento, ma lieta 
però perchè esisteva ancora ; " ed ora andiamo al 
giardino ! " e rivolse sollecitamente i passi verso 
r usciolino ; ma ahi ! V usciolino era chiuso, e 
la chiavettina d'oro era sulla tavola come prima ; 
" le cose vanno proprio alla peggio/' pensò la 
derelitta fanciulla, "non sono stata mai tanto 
piccina ! E protesto che tutto ciò è un brutto 
affare, ma brutto assai ! " 

Mentre diceva queste parole, sdrucciolò, e 
zaifete ! cascò sino al mento nell' acqua salsa. 
Imprima credette esser caduta nel mare, " e in tal 
caso potrò tornare a casa per la ferrovia," disse 
fra se. (Alice era stata una volta sola ai bagni 




23 



di mare, d' allora in poi s' imaginò che dovun- 
que si va, verso la spiaggia, trovansi casotti 
da bagni lungo il mare, ragazzi che zappano 
r arena con le vanghe di legno, poi una fila di 
case mobiliate, e dietro ad esse una stazione di 
strada ferrata). Ma subito si accorse eh' era 
caduta nello stagno delle lagrime che avea versate 
quando aveva nove piedi d' altezza. 

" Peccato eh' io abbia pianto tanto ! " disse 
Alice, nuotando, e cercando d' afferrar la riva. 

"Ora sì che sarò punita, affogando nelle mie 
proprie lagrime ! La sarà proprio una cosa strana ! 
Ma tutto è strano oggi." 



24 LO STAGNO 

E sentì qualche cosa che sguazzava nello 
stao-no, si rivolse e credette vedere un elefante di 
mare o un ippopotamo, ma si rammentò eh' era 
assai piccina allora, e scoprì eh' altro non era che 
un sorcio, cascato come lei nello stagno. 

Pensò Alice, " Forse farei bene di parlare a 
questo sorcio. Ogni cosa è talmente straordinaria 
quaggiù che non mi stupirei se egli potesse parlare : 
ad ogni modo, proviamo." E«cominciò : " Sorcio, 
sai tu la via per uscire da questo stagno ? 
Sorcio, io mi sento veramente stanca di nuotare 
qui ! " (Alice pensò che quello era il vero modo di 
parlare ad un sorcio : non aveva mai fatto una 
cosa simile prima, ma si rammentò d' aver letto 
nella Grammatica Latina di suo fratello, " Un 
Sorcio — di un Sorcio — a un Sorcio — un Sorcio — 
Sorcio ! ") Il Sorcio la guardò fissamente, la 
squadrò ben bene co' suoi piccoli occhietti, ma 
non rispose niente. 

" Forse non intende la mia lingua," disse 
Alice ; " scommetto eh' è un Sorcio Francese, 
venuto qui con Napoleone." (Eh già ! con tutte 



DI LAGRIME. 25 

le sue cognizioni storiche, Alice non sapea al 
giusto le date che citava.) E rincominciò " Où, 
est ma chatte ? " era questa la prima frase eh' avea 
trovata nel suo libriccino di Lingua Francese. Il 
Sorcio fece un salto nelF acqua, e tremò a verghe. 
"Le domando perdono!" soggiunse subito Alice, 
avvedendosi d'avere scossi i nervi delicati della 
bestiolina. " Avea dimenticato che lei non ama 
i gatti." 

" Amare i gatti, io ! " sclamò con voce acuta e 
rabbiosa. " Amerebbe lei i gatti, se fosse me ? " 

"Eorse no," rispose Alice con voce carezzevole, 
" ma non si adiri, sa ! Eppure io vorrei farle vedere 
Dina, la gatta nostra ; se la vedesse ne sarebbe 
innamorato pazzo. La è una bestiolina tanto 
carina e quietina," e nuotando svogliatamente e 
parlando talvolta a se stessa, continuava Alice, 
" e fa le fusa per benino quando giace accoccolata 
presso al focolare, leccandosi le zampine e nettandosi 
la faccia — e l' è tanto soffice e soave alle carezze — 
e r è proprio un paladino nel!' afferrare i sorci — 
oh mi perdoni ! " sclamò di nuovo Alice perchè 

D 



26 



LO STAGNO 



questa volta il Sorcio aveva il pelo tutto arruffato, 
e sembrava offeso immensamente, "Noi non ne 
parleremo più se ciò le incresce." 

" Noi, davvero ! " gridò il Sorcio che avea la 
tremarella sino alla punta della coda. " Come 




se io volessi parlare dei gatti ! La nostra famiglia 
odiò sempre i gatti ; bestiaccie schifose, volgari 
e basse ! Non mi faccia sentir più il nome 
loro ! " 

" No, davvero ! " rispose sollecitamente Alice, e 
mutando argomento, soggiunse. "Dica, le piacciono 



DI LAGRIME. 27 

forse — le piacciono — i — i cani ? " Il Sorcio non 
rispose, e Alice seguitò così. " Vicino a casa 
nostra, e' è un bellissimo cagnolino, se lo vedesse ! 
E un canbassetto con certi belli occhi luccicanti, 
e col pelo cenerino, arricciato e lungo ! Ei busca 
benissimo le cose che gli si gittano, e siede sulle 
zampine di dietro per pitoccare il suo desinaruccio, 
e fa tante altre belle cosettine — non potrei neppure 
rammentarne la metà — appartiene a un fattore, ed 
egli dice che la bestiolina vale proprio un Perii, 
perchè gli è utile di molto, e uccide tutt'i topi, 
e — oimè ! " gridò Alice tutta sconsolata. " Temo 
d' averla offesa di nuovo ! " E davvero 1' aveva 
offeso perchè il Sorcio si allontanò nuotando furio- 
samente ed agitando le acque dello stagno. 

Alice lo richiamò con un soave tuono di voce, 
" Sorcio caro, ritorni pure, ed io le prometto che 
non parlerò piìi di gatti né di cani ! " A queste 
parole, il Sorcio si rivoltò indietro, nuotando 
lentamente verso di lei : la sua faccia era pallida 
(di rabbia, pensò Alice), e disse con voce sommessa 
e tremante, " Approdiamo alla spiaggia, e le rac- 

D 2 



28 LO STAGNO DI LAGRIME. 

conterò la mia storia, allora lei capirà perchè io 
detesti tanto i gatti e i cani." 

Era proprio tempo d' uscir fuori, perchè lo 
stagno si stava riempendo di uccelli e d'altri 
animali che v' eran caduti dentro : un' Anitra, un 
Dronte, un Lori, un Aquilotto, ed altre curiose 
bestioline. Alice aprì la via, e tutti, nuotando, 
la seguirono alla spiaggia. 




CAPITOLO III. 



CORSA ARRUFFATA, E RACCONTO CON LA CODA. 



L'assemblea che si riunì alla spiaggia era 
oltremodo bizzarra — figuratevi, gli uccelli avevano 
le piume fradice, e gli altri animali avevano il pelo 
incollato a' loro corpicciuoli ; e tutti erano inzup- 
pati, grondanti acqua, tristi e malcontenti. 

Naturalmente la prima quistione che fu posta 
fu quella di sapere come si sarebbero asciugati : 



30 CORSA ARRUFFATA, 

si consultarono insieme su questo argomento, 
e pochi minuti dopo Alice si mise a parlare fami- 
liarmente con loro, come se li avesse conosciuti 
da un secolo. Ebbe una lunga discussione col Lori, 
ma bentosto quest' ultimo le fece un viso 
arcigno, e disse perentoriamente, " Son più vecchio 
di lei, perciò devo saper più di lei ; " ma Alice 
non volle convenirne se prima non le avesse detto 
quanti anni aveva. Il Lori non volle dirlo, e 
la loro conversazione cessò. 

Finalmente il Sorcio, che sembrava essere 
persona d' una certa autorità fra loro, gridò, 
" Si seggano signori, e mi ascoltino ! Io seccherò 
tutti in pochi momenti ! " Tutti sedettero, in cir- 
colo, col Sorcio in mezzo. Alice gli affisò ansiosa- 
mente gli occhi in faccia, perchè era sicura che 
se non si fosse presto rasciugata avrebbe guada- 
gnata una infreddatura solenne. 

" Hem ! " disse il Sorcio con aria autorevole, 
" sono tutti air ordine ? Questa domanda è ba- 
stantemente secca, mi pare ! Silenzio tutti, di grazia ! 
* Il Generale Oudinot che venne a restaurare il 



E RACCONTO CON LA CODA. 31 

governo papale, fu presto secondato dal Re di 
Napoli, e dalle truppe della Regina di Spagna 

"Uif!" fece il Lori, con un brivido. 

" Scusi ! " disse il Sorcio tutto accigliato, ma 
con molta civiltà : " Diceva qualche cosa ? " 

" Le pare ! " rispose frettolosamente il Lori. 

" Mi era parso di sì," soggiunse il Sorcio. — 
" Continuo dunque. ' Il Re di Napoli e la 
Regina di Spagna, con Oudinot, sposarono la 
causa del Papa, ed anche il Granduca di Toscana 
trovò la cosa 

" Trovò che cosa ? " disse 1' Anitra. 

" Tiovò la cosa" replicò vivamente il Sorcio : 
"ella sa che significa 'la cosa.'" 

" So bene che significa ' la cosa ' quando io 
trovo qualche cosa," rispose 1' Anitra : " general- 
mente trovo un ranocchio o un verme. Or la 
quistione sta ' nella cosa,' che cosa ha trovato il 
Granduca?" 

Il Sorcio non gli badò punto e si affrettò 
d' andare innanzi, " ■ — trovò la cosa ben fatta cioè 
di unirsi ad Oudinot, al Re di Napoli ed alla 



32 CORSA ARRUFFATA, 

Regina di Spagna, per assistere il Papa e rimet- 
terlo sul trono. Nel principio il Papa usò mode- 
razione ma la violenza dei suoi consisflieri ' 

o 

Ebbene, carina, come si sente ora?" disse, rivol- 
gendosi ad Alice. 

" Bagnata come un pulcino," rispose Alice 
mestamente, " non mi pare che la sua storiella mi 
secchi abbastanza." 

"Allora," disse il Dronte con voce solenne, e 
levandosi in piedi, " propongo che il parlamento 
si aggiorni, acciochè sieno adottati rimedii piìi 
energici " 

" Ma parli italiano ! " sclamò V Aquilotto. 
"Non capisco la metà delle sue parolone, e forse 
lei stesso non ne intende cica 1" ET Aquilotto 
abbassò la testa per nascondere un sorriso, ma 
alcuni degli uccelli sghignazzarono apertamente. 

"Volevo dire," continuò il Dronte, facendo il 
broncio, "che il miglior modo di seccarsi sa- 
rebbe quello di fare una Corsa arruffata." 

" Che è la Corsa arruffata ? " domandò Alice ; 
non le premeva molto di saperlo, ma il Dronte 



£ RACCONTO CON LA CODA. 33 

taceva come se qualcheduno dovesse parlare, 
mentre niuno sembrava disposto ad aprire becco 
o bocca. 

" Ecco," disse il Dronte, " il miglior modo di 
spiegarla è quello di eseguirla." (E siccome vi 
potrebbe venire la voglia di provare questa 
Corsa in qualche giorno d' inverno, vi dirò 
come il Dronte la diresse.) 

Imprima tracciò la linea dello steccato, una 
specie di circolo ("già, non importa che sia ben 
tracciata," disse), e poi tutta la comitiva entrò 
nello steccato mettendosi chi qua, chi là. Non si 
udì " Uno, due, tre, — via ! " ma cominciarono a 
correre a piacere, e si fermarono quando n' ebbe- 
ro voglia, di tal che non si seppe quando la Corsa 
fosse terminata. Ad ogni modo, dopo che ebbero 
corso una mezz'ora o quasi, e si sentirono tutti 
ben seccati, il Dronte sclamò tutt'a un tratto, 
" La corsa è finita ! " e tutti 1' intorniarono ane- 
lanti, e sclamando, " Ma chi ha vinto ? " 

Questa domanda impensierì immensamente il 
Dronte, perciò sedette e restò lungo tempo con 



34 COESA ARRUFFATA, 

un dito appoggiato alla fronte (tale e quale come 
è rappresentato Dante), mentre gli altri zitti- 
vano. Finalmente il Dronte disse, " Tuttiquanti 
lianno vinto, e tutti debbon' essere premiati." 

"Ma chi distribuirà i premii ?" replicò un coro 
di voci. 

" Essa, s' intende," disse il Dronte, indicando 
Alice con un dito ; e tutti si affollarono intorno a lei, 
gridando confusamente, " I premii I I premii ! " 

Alice non sapea che fare, e nella disperazione 
cacciò la mano in tasca, e ne cavò una scatola' 
di confetti (per buona sorte l'acqua non v'era 
entrata dentro), e ne distribuì tutt' intorno. Ce 
ne erano appunto uno per uno. 

" Ma essa dovrebbe avere un premio," disse il 
Sorcio. 

" S' intende," soggiunse il Dronte assai grave- 
mente. " Che altro ha in saccoccia ? " disse, 
rivolgendosi ad Alice. 

" Soltanto un ditale," rispose mestamente la 
fanciulla. 

"Dia qui," replicò il Dronte. 



E RA.CCONTO CON LA CODA. 



3;' 




E tutti r accerchiarono di nuovo, mentre il 
Dronte con molta gravità le offrì il ditale, e 
disse, " La preghiamo di accettare quest' elegante 
ditale;" e appena finito questo breve discorso, 
tutti applaudirono. 

Alice giudicò tutto quest'affare come una cosa 



36 CORSA ARRUFFATA, 

sovranamente stupida, ma avevano tutti un con- 
tegno talmente grave eh' ella non osò ridere, pure 
non seppe clie cosa rispondere, ma semplicemente 
s'inchinò e prese il ditale assumendo la migliore 
serietà del mondo. 

Rimaneva ora il mangiare i confetti ; ciò 
produsse un po' di rumore e di confusione, poiché 
gli uccelli grandi si lagnavano che non avean 
potuto assaporarne il gusto, e gli uccelli piccoli 
avendoli inghiottiti ne rimasero pressoché strozzati 
e si dovette loro picchiar la schiena. Ma anche 
ciò ebbe un termine e sedettero in circolo, pre- 
gando il Sorcio di dir loro qualcosuccia di più. 

" Si rammenti che mi ha promesso di raccon- 
tarmi la sua storia," disse Alice, "e la ragione 
per cui odia i ' G ' e i ' C ' " soggiunse sommessa- 
mente, e un poco con paura che di nuovo si 
offendesse. 

" La mia è una storia lunga e trista, e con la 
coda ! " rispose il Sorcio, rivolgendosi con un 
sospiro ad Alice. 

" Certo è una lunga coda," disse Alice, guar- 



E RACCONTO CON LA CODA. 37 

dando con meraviglia alla coda del Sorcio ; " ma 
perchè la chiama trista?" E continuò a pen- 
sarvi sopra imbarazzata mentre il Sorcio parlava ; 
e così l'idea che si fece di quella storia con la 
coda fu presso a poco questa : 

Furietta disse 

al Sorcio, 
che in casa 
avea 
trovato : 

Andiamo 
al Tribunale, 

ti voglio 
processare, 
^on chiedo 
le tue scuse, 
Sorcio 
indiavolato, 
Quest' oggi 

non ho nulla 
a casa mia 
da fare. — 
Disse a 
Fui-ietta 
il Sorcio : 
Ma come 
andremo 
in Corte ? 
Senza giuri 
né giudici? 
Sarebbe 
una vendetta ! 
Sarò giuri 
e giudice, 
rispose 

allor 
Furiefta, 

E passeri 
latrando, 
La tua 
sentenza 
amorte. 



38 CORSA ARRUFFATA, 

" Ella non presta attenzione ! " disse il Sorcio 
ad Alice con tuono severo. " A che cosa sta 
pensando 1 " 

" Le domando scusa./' rispose umilmente Alice : 
"ella è giunta alla quinta curvatura della coda, 
non è vero ? " 

" No, doli ! " riprese il Sorcio con voce acerba 
ed irata. 

" Che ! e' è un nodo f " sclamò Alice sempre 
pronta e servizievole, e guardandosi attorno. " Mi 
conceda il favore di disfarlo ! " 

" Niente affatto," rispose il Sorcio, levandosi e 
in atto di partire. " Lei m' insulta dicendomi 
tali scempiaggini ! " 

" No, davvero ! " disse Alice con sottomissione. 
*' Ma lei s' offende tanto facilmente ! " 

Per tutta riposta il Sorcio si mise a borbottare. 

" Di grazia, ritorni, e finisca il suo racconto ! " 
Alice dunque lo richiamò ; e tutti gli altri sclama- 
rono in coro, " Via, finisca il racconto ! " ma il 
Sorcio crollò il capo con un moto d' impazienza, 
ed affrettò il passo. 



E RACCONTO CON LA CODA. 

" Peccato che non sia restato 1 " disse sospi- 
rando il Lori, appena che il Sorcio si perde di 
vista ; e un vecchio granchio colse quella oppor- 
tunità per dire alla sua figlia, " Amore mio, ciò 
ti serva di lezione, e hada a non andar mai in 
collera I " 

" Sta zitto. Babbo," rispose la piccina con un 
fare sdegnosetto. " Tu provocheresti anche la 
pazienza d' un' ostrica I " 

" Ah se Dina fosse qui ! " disse Alice, parlando 
ad alta voce, ma senza rivolgersi a chi che sia. 
" Lo porterebbe indietro in un momento ! " 

"Perdoni la curiosità, chi è Dina T' domandò 
il Lori. 

Alice rispose sollecitamente, perchè la era 
sempre pronta a jjarlare della sua prediletta : 
"Dina ò la nostra gatta. E un vero paladino 
quando va a caccia di sorci ! E se la vedeste 
correr dietro agli uccelli ! Visti e presi ! " 

Questo discorso produsse un impressione vivis- 
sima neir assemblea. Alcuni uccelli volarono 
via di botto : una gazza vecchia si avviluppò ben 



40 CORSA ARRUFFATA. 

bene dicendo, " E ormai tempo di tornare a 
casa; l'aria della notte mi fa male alla gola!" e 
un canarino chiamò con voce tremula tutt'i suoi 
piccini, " Venite, venite carini I Gli è tempo di 
andare a letto ! " E cosi chi con un pretesto chi 
con un altro, tutti andarono via, ed Alice rimase 
sola. 

"Ho fatto male di nominare Dina!" disse fra 
se assai mestamente. " Ei pare che ninno V ami 
(j^uaggiìi, eppure la è la miglior gatta del mondo ! 
(Jh Dina mia cara ! Chi sa, se ti rivedrò mai 
più !" E la povera Alice rincominciò a piangere 
perchè si- sentiva tutta soletta e sconsolata. Ma 
alcuni momenti dopo, senti di nuovo uno scalpiccio 
in lontananza, e guardò fissamente, nella speranza 
che il Sorcio avesse mutato pensiero, e tornasse per 
finire il suo racconto. 



CAPITOLO IV. 

LA CASETTINA DEL CONIGLIO. 

Era il Coniglio bianco che ritornava bel bello 
indietro, guardando ansiosamente qua e là, come 
che avesse smarrito qualche cosa, e mormorando 
fra se stesso : " Oh la Duchessa ! la Duchessa ! 
Oh zampine mie! pelle e baffi miei state freschi 
ora ! Ella mi farà impiccare, e ne son tanto 
sicuro come son certo che le donnole sono don- 
nole 1 Ma dove mai mi son caduti V Alice 
indovinò subito eh' egli andava ricercando il 
ventaglio e il paio di guanti bianchi, e buona 
e servizievole com' era, si dette attorno per 
ritrovarli, ma fu inutile, non si trovarono più — 

E 



42 LA CASETTINA 

Ogni cosa sembrava mutata dal momento eh' era 
cascata nello stagno ; e la gran sala, e il tavo- 
lino di cristallo, e 1' usciolino erano svaniti total- 
mente. 

Bentosto il Coniglio si accorse di Alice, men- 
tr'ella si affannava alla ricerca, e gridò con voce 
irata, " Marianna che cosa stai facendo qui ? Via 
corri a casa, e portami un paio di guanti ed un ven- 
taglio ! Subito, ti dico ! " Alice fu tanto spaven- 
tata da quella voce che senza perder tempo corse 
velocemente verso il luogo indicato, senza dir 
nulla sullo sbaglio che il Coniglio faceva. 

"Mi ha presa per la cameriera," disse fra se 
mentre continuava a correre. " Ei sarà molto sor- 
preso quando scoprirà chi io sia! Ma è meglio 
recargli il ventaglio e i guanti, cioè, purché io li 
possa trovare." E giunse innanzi a una bella caset- 
tina, e sull' uscio v' era un cartello inciso sopra 
una rilucente lamina di ottone, con questo nome 
" CONIGLIO B." Entrò, senza picchiare all' uscio, 
e frettolosamente divorò tutta la scala temendo 
d' incontrare la vera Marianna, ed esser da lei cac- 



DEL CONIGLIO. 43 

ciata via dalla casa prima di trovare il ventaglio 
e i guaDti. 

" Gli è proprio curioso, ' pensò Alice, " d' esser 
mandata da un Coniglio a far servizi ! Mi as ■ 
petto che Dina vorrà poi mandarmi a far servizi 
per lei!" E cominciò a fantasticare ciò che in 
tal caso avverrebbe : " ' Siora Alice ! Venga qui 
subito, e si prepari a trottare ! ' ' Eccomi qui, tata ! 
Ma dovrei far la guardia a questo buco sinché 
Dina venga, acciocché il sorcio non ne scappi.' 
Pei"ò non crederei," continuò Ahce, " che permette- 
rebbero a Dina di restare in casa se essa comin- 
ciasse a comandare la gente a questo modo ! " 

E cosi ciarlando entrò in una cameretta assai 
pulitina, con una tavola presso al terrazzino, e sopra 
di essa v erano (come Alice avea di già sperato, 
un ventaglio e due o tre paja di guanti bianchi 
e nitidi ; ella prese il ventaglio ed un pajo di 
guanti, e stava per uscire, quando le cadde 
sott' occhio un' ampolla che stava vicino allo 
specchio. Non avea nessun cartello attaccato, 
con la parola " BEVI," eppure essa la sturò 

E 2 



44 LA CASETTIXA 

e se r avvicinò alle labbra. " Certo qualche cosa 
di meraviglioso mi accade ogni qual volta bevo 
o mangio," disse fra se ; " vediamo dunque che 
cosa produrrà questo liquore. Spero che mi farà 
crescere di nuovo, perchè sono proprio stanca di 
vedermi così piccina ! " 

E così accadde, e molto più presto di quello 
che si aspettasse : pria che avesse bevuto la metà 
dell' ampolla senti che il suo capo premeva contro 
la volta, e dovette smetter subito, perchè rischiava 
di rompersi la nuca. Immediatamente depose 
r ampolla, dicendo, " Basta per ora — spero che 
non crescerò di più— ma così come sono non 
potrò uscire più dall' uscio — ah ! magari, avessi 
bevuto meno!" 

Oimè ! era tardi il pentirsi I Andò crescendo, 
crescendo, e dovette inginocchiarsi, perchè non 
poteva più stare in piedi ; e dopo un altro minuto, 
dovette sdraiarsi appoggiando un gomito all' uscio, 
e mettendo un braccio intomo al capo. E cresceva 
ancora ; disperata, cacciò una mano fuori della 
finestra, ficcò un piede nel caminetto, e disse a sé 



DEL CONIGLIO. 



45 




medesima, " Checché accada, non posso far di più. 
Che sarà di me ? " 

Buono per Alice che la virtù dell' ampolla 
magica era gimita al suo apice, e perciò non 
crebbe di più : ciò non di meno si sentiva molto 
male in quello stato, e come che non c'era verso 
d' uscire da quella gabbia, se ne attristò di 
molto. 

'•' Stava molto meglio a casa mia," pensò la 
povera Alice, " colà non passava il mio tempo 



46 LA CASETTINA 

il crescere ed a impiccolire, e ad esser la serva de' 
sorci e de' conigli. Quasi quasi mi pento d' esser 
discesa nella Conigliera — eppure — eppure — l' è 
curiosetto questo genere di vita! Ma, che cosa 
mai son' io addiventata ? Quando io leggeva le 
novelle delle fate, credeva che quella sorta di stra- 
nezze non potesse mai accadere, ed ora eccomi nel 
bel mezzo di una di quelle. Si dovrebbe scrivere 
un libro su queste mie avventure, si dovrebbe, 
certo ! Quando sarò grande ne scriverò uno 
— ^ma sono di già grande," soggiunse con 
mestizia, "e non c'è spazio per crescere di più 
qui. 

" Ma che," pensò Alice, " non crescerò più 
negli anni ? Da una parte sarebbe un bene — non 
diventare mai vecchia, — ma quell' imparar sempre 
le lezioni m' annoierebbe ! Oh non mi piacerebbe 
CIO ! 

" Ah pazzerella che sei ! " rispose Alice a se 
stessa. " Come potresti imparare le lezioni, qui ? 
C è appena spazio per te, come e' entrerebbero 
i libri?" 



DEL CONIGLIO. 47 

E COSÌ passava il tempo, ora parlando, ora 
rispondendo a sé stessa, e facendo una vera 
conversazione fra Alice ed Alice ; ma dopo 
qualche istante sentì una voce di fuori, e si mise 
ad ascoltare. 

"Marianna! Marianna!" vociava quel tale di 
fuori; "portami subito i guanti!" E si sentì un 
calpestìo frettoloso per la scala. Alice pensò che 
fosse il Coniglio che veniva a sollecitarla a far 
presto, e tremò tanto da scuoter la casa dalle 
fondamenta, scordandosi eh' oramai era diventata 
mille volte più grande del Coniglio, e che non 
e' era motivo da spiritar di paura. 

Il Coniglio giunse all' uscio, e cercò di aprirlo, 
ma gli era inutile spingere la porta, perchè il gomito 
d'Alice era puntellato contro. Alice udì che il 
Coniglio diceva fra sé, " Andrò dietro la casa ed 
entrerò per la finestra." 

/'Non ci entrerai!" pensò Alice, ed attese sino a 
che le parve che il Coniglio fosse sotto la finestra ; 
allora aprì d'un subito la mano come se volesse 
acchiappare qualche cosa nell'aria. Non afferrò 



48 



LA CASETTINA 



nulla, ma senti uno strillo e il rumore d'una 
caduta, poi un fracasso di vetri rotti, e capì che 
il poverino era probabilmente cascato in qualche 

vetrina da cetrioli o 
cosa simile. 

Poi s' udì una 
voce rabbiosa — 
quella del Coniglio: 
— " Gianni ! Gi- 
anni ! Dove sei ? " 
E rispose una voce 
eh' ella non avea 
mai sentita, " Ec- 
comi qua ! Stava 
scavando patate, il- 
lustrissimo ! " 
" Scavando patate ! " tuonò furiosamente il 
Coniglio. " Vieni qua ! Aiutami per uscire da 
questo ! ..." (Cricch ! si sentì scricchiare- il 
vetro). 

" Dimmi Gianni, che mostruosità e' è lassù, alla 
finestra ? " 




DEL CONIGLIO. 49 

" Poffare ! gli è un braccio, lustrissimo ! " 

" Un braccio ! va via paperone ! Chi ne ha mai 
veduti di quella grossezza ? Diamine, riempie tutta 
la finestra ! " 

" Gli è proprio così, lustrissimo : ma è un braccio 
beli' e buono." 

" Bene, ma ei non ha niente da fare con la mia 
finestra ; va, portalo via ! " 

Successe un lungo silenzio, poi Alice sentì un 
bisbiglio sommesso ; e parole come queste, " Dav- 
vero, non potrei, lustrissimo ; nò, davvero ! " '" Fa 
come ti dico, vigliaccone I " allora Alice di nuovo 
fendette l'aria con la mano minacciando d'ac- 
chiappare. Questa volta si udirono due strilli 
acuti, e cri, cri, scricchiò di nuovo il vetro. 
" Quante vetrine da cetrioli vi debbon essere 
colaggiù ! " pensò Alice. " Chi sa che faranno 
dopo ! Quanto al cacciarmi fuori dalla finestra, 
vorrei che potessero farlo ! Certo, io non ho 
mica voglia di rimauer piìi qui ! " 

Aspettò un poco, ma non si sentiva nulla ; ecco 
finalmente avvicinarsi un cigolìo di certe ruote di 



50 LA CASETTINA 

cani, e molti che vociavano e parlavano insieme : e 
sentì che dicevano : " Dov'è l'altra scala? — Ma, io 
non ne dovea portare che una; Tonio ha l'altra — 
Dì, Tonio, portala qui, bambino mio ! — Là, appog- 
giatela a quel cantone — No, no, legatele insieme 
prima — non vedete che non arrivano ! — Oh ! vi 
arriveranno, non sarà tanto difficile ! — Qua, Tonio, 
afferra questa fune^ — Ma reggerà il tetto ? — Bada a 
quella tegola che vacilla ! — Ohe, casca giti ! — Bada ! 
bada!" (Patatrac !) — " Chi ha fatto ciò? — Gli è 
Tonio, credo — Chi scenderà pella gola del cami- 
netto? — Io no! — Vuoi tu?- — No, neppur io! — 
Tonio dovrà scendervi — Ohe, Tonio, il padrone 
dice che devi scendere pella gola del caminetto ! " 

" Bellino ! " disse Alice fra sé, " così questo 
Tonio verrà dal caminetto ? Pare che quei signori 
abbian posto ogni carico sulle spalle del povero 
Tonio ! Non vorrei esser mica ne' suoi panni : 
questo camino è molto angusto, non v' è dubbio ; 
ma potrò tirarvi qualche calcio, credo!" 

E ritirò il piede quanto più potè dal caminetto, 
ed aspettò sino a che sentì un animaluccio (senza 



DEL CONIGLIO. 



61 




che potesse indovinare 
a che razza apparte- 
nesse) che raschiava e 
scendeva adagino lun- 
ghesso il camino : "Gli 
è Tonio," disse, e tirò 
un bel calcio, poi at- 
tese ciò che seguirebbe 
dopo. 

La prima cosa che 
sentì fu un coro di 
voci che diceva, 
" Ecco Tonio che 
vola ! " e poi la voce 
sola del Coniglio che 
gridava — " Pigliatelo, 
voi altri che siete 
vicino alla siepe ! " 
e poi silenzio, e poi 
una gran confusione di 
voci— " Sostenetegli il 
capo — Qua l'acquavite 



52 LA CASETTINA 

— Non lo soffocate — Come andò compare ? Che 
cosa ti avvenne ? Su narraci tutto ! " 

Finalmente s' udì una vocina debole e sibilante 
(" È Tonio," pensò Alice), " Non saprei che dirvi — 
Non più, grazie ; sto meglio — ma mi sento troppo 
agitato per raccontarvelo — tutto quel che mi ram- 
mento gli è qualche cosa che mi sbalestrò in aria, 
ed io schizzai via come un razzo ! " 

" Schizzasti via davvero poveretto ! " dissero 
gli altri. 

" Incendiamo la casa ! " sclamò il Coniglio, ma 
Alice gridò subito con quanta voce aveva in gola, 
" Se fate ciò, vi farò acchiappar tutti da Dina I " 

Si fece subito un gran silenzio, e Alice disse 
fra sé, " Vediamo, cosa faranno ora ! Se avesser 
cervello, scoperchierebbero il tetto." Qualche istante 
dopo cominciarono a muoversi di nuovo e senti il 
Coniglio che diceva, " Basterà, una carrettata per 
cominciare." 

'* Una carrettata di che ? " disse Alice ; ma non 
restò molto in dubbio, perchè subito una grandine 
di sassolini cominciò a scoppiettare nella finestra, 



DEL CONIGLIO. 53 

ed alcuni la colpirono ìd faccia. " Bisogna finirla," 
pensò Alice, e gridò, " Fareste bene di non pro- 
var vici un' altra volta ! " Queste parole produs- 
sero un altro silenzio sepolcrale. 

Alice osservò con un pò di stupore che i sassolini 
si convertivano in pasticcini appena toccavano il 
pavimento, e subito un idea le sfolgorò in mente. 
" Proviamo a mangiare uno di questi pasticcini," 
disse, '* certo essi produrranno qualche mutamento 
nella mia statura ; e siccome non potranno farmi 
più grossa di quel che sono, m'impiccoliranno 
forse." 

E mangiò un pasticcino, e si rallegrò di vedersi 
subito impiccolire. Appena che si sentì piccola 
abbastanza per uscire dalla porta, scappò dalla casa, 
e incontrò una folla di animalucci e d'uccelli che 
aspettavano fuori. La povera Lucertola (era Tonio) 
stava nel mezzo, sostenuta da due porcellini d'India, 
che le davano qualche ristoro da una bottiglia. 
Appena comparve Alice tutti le si avventarono 
addosso ; ma la bimba si mise a correre sino a 
che si ritrovò sana e salva in una foresta. 



54 LA CASETTINA 

" La prima cosa che dovrò fare," pensò Alice, 
vagando nella foresta, " la è quella di ricrescere e 
giunorere alla mia statura naturale : e la seconda 
poi sarà di cercare il modo d' entrare in quel- 
r ameno giardino. E questo, mi pare, il miglior 
piano." 

E davvero sembrava un piano eccellente, e ima- 
ginato assai per benino ; ma la difficoltà stava in 
ciò eh' ella non sapea da dove rifarsi per metterlo 
ad effetto ; e mentre aguzzava X occhio fra gli 
alberi della foresta, un piccolo latrato acuto al di 
sopra di lei la fece guardare in su presto presto. 

Un enorme cucciolo la squadrava con occhi 
dilatati e rotondi, e allungando una zampa cercava 
di toccarla. " Poverino ! " disse Alice con voee 
carezzevole, e per allettarlo si provò a dirgli "te', 
te' ! " ma tremava a verghe temendo che fosse affa- 
mato, nel qual caso l'avrebbe probabilmente divo- 
rata a dispetto di tutte le sue carezze. 

!Non sapendo che fai'si, prese un ramuseello e 
lo presentò al cagnolino ; questo saltò in aria come 
un razzo, dando fuori un urlo di gioja, e s'avventò al 



DEL CONIGLIO. 



55 




ramuscello come se lo volesse sbranare ; allora Alice 
si mise cautamente dietro ad un cardo altissimo 
per non esser da Ini rovesciata ; quando si affacciò 



56 LA CASETTINA 

all'altro lato, vide che il cagnolino s'era avventato 
nuovamente al ramuscello, ed aveva fatto un capi- 
tombolo nella furia d' afferrarlo ; ma siccome ad 
Alice sembrava cbe era come scherzare con un 
cavallo di vetturale, così per evitare d'esser 
calpestata dalle zampe della bestia, fuggì di nuovo 
dietro al cardo : allora il cagnolino cominciò una 
serie di cariche verso il ramuscello, correndo ogni 
volta al di là del segno, e correndo indietro 
più di quel che gli conveniva, e sempre abba- 
iando raucamente sino a che s'accoccolò a una 
breve distanza, anelante, con la lingua penzoloni, 
e con gli occhioni semichiusi. 

Alice colse quell' occasione propizia per scappar 
via, e fuggì, e corse tanto da perderne affatto il fiato, 
e sino a che il latrare del cagnolino si perde nella 
lontananza. 

" Eppure che caro cucciolo era quello ! " disse 
Alice, appoggiandosi a un ranuncolo e facendosi 
vento con una delle sue foglie : "Oh quanto 
avrei desiderato d'insegnargli dei giuocolini se — se 
fossi stata d' una statura ade2m.ata I Oimè ! avevo 



DEL CONIGLIO. 57 

quasi dimenticato che mi convien crescere ancora ! 
Vediamo — come potrei fare "? Suppongo che dovrei 
mangiare o bere qualche cosa ; ma quale cosa ? qui 
sta il punto ! " 

Davvero la gran quistione si aggirava su quale 
cosa? Alice guardò tutt' intorno, i fiori, l'erba, 
ma non trovò niente che le paresse adatto a man- 
giare o bere per quelF occorrenza. C'era però un 
grosso fungo vicino a lei, press' a poco alto quanto 
lei, e dopo che l'ebbe osservato di sotto, ai lati, e 
di dietro, le parve cosa naturale di vedere ciò 
che v' era di sopra. 

Si alzò sulla punta de' piedi, e affacciossi al- 
l' orlo del fungo, ed ecco gli occhi suoi s'incon- 
trarono con quelli di un grosso Bruco turchino 
che se ne stava seduto nel mezzo con le braccia 
conserte, fumando tranquillamente una lunga 
pipa turca, non facendo la minima attenzione a 
lei, ne ad alcun' altra cosa. 




CAPITOLO V. 



CONSIGLI d'un bruco. 



Il Bruco ed Alice si guardarono in faccia per 
qualche istante senza far motto ; finalmente il 
Bruco staccò la pipa di bocca, e le parlò con voce 
lanofuida e sonnacchiosa. 



CONSIGLI D UN BRUCO. 59 

" Chi siete voi f " disse il Bruco. 

Questa domanda non invitava troppo a una 
conversazione. Alice rispose con un pò di timi- 
dezza, " Davvero io — io non saprei dirlo ora — so 
almeno chi ero quando mi levai questa mattina, 
ma d'allora in poi temo essere stata scambiata 
pili volte." 

" Che cosa mi andate contando ? " disse il 
Bruco con voce austera. " Spiegatevi meglio ! " 

" Temo non potere spiegarmi," disse Alice, 
"perchè non sono più me stessa, com'ella vede." 

" Io non vedo," rispose il Bruco. 

" Temo che non mi sarà dato di spiegarmi 
più chiaramente," soggiunse Alice con modo assai 
gentile, " perchè io non so capirla neppur io dopo 
essere stata mutata di statura tante volte in un 
giorno, ciò confonde davvero." 

"Non è vero," disse il Bruco. 

"Bene, forse non se n'è ancora accorto," disse 
Alice, " ma quando ella sarà mutata in crisalide — 
e ciò le accadrà un giorno, — e poi diverrà far- 
falla, ciò le sembrerà un pò strano, non è vero 1" 

F 2 



60 CONSIGLI 

" Niente affatto," rispose il Bruco. 

"Eh! forse i suoi sentimenti saranno diversi 
da' miei," replicò Alice ; " ma quanto a me mi 
parrebbe molto strano/* 

"A voi ! " disse il Bruco con disprezzo. "Chi 
siete voi f " 

E ciò li ricondusse da capo al principio della 
conversazione. Alice si sentiva irritata alquanto 
veggendo che il Bruco le rispondeva secco secco, 
e s' impettorì come una matrona romana, e dissegli 
gravemente, " Perchè non comincia lei, a dirmi 
chi è ? " 

" Perchè ? " disse il Bruco. 

Era quella una domanda imbarazzante ; e 
perchè Alice non sapeva trovare una buona ra- 
gione, e n Bruco pareva di cattivo umore, si voltò 
per andarsene. 

" Venite qui ! " la richiamò il Bruco. " Ho 
alcun che d'importante a dirvi." 

Quelle parole promettevano qualche cosa : ed 
Alice ritornò indietro. 

"Non andate in collera," disse il Bruco. 



D UN BRUCO. 61 

" E questo è tutto ? " rispose Alice, inghiot- 
tendo il suo dispetto. 

"Nò," disse il Bruco. 

Alice pensò che poteva aspettare, perchè non 
aveva altro di meglio a fare, e perchè forse il 
Bruco avrebbe potuto comunicarle alcun che d' im- 
portante. Per qualche istante il Bruco pipò senza 
dir nnlla, finalmente spiegò le braccia, staccò la 
pipa di bocca, e disse, " E così voi credete di 
essere stata tramutata ?" 

" Signor mio, ho paura di sì," rispose Alice ; 
"Non posso pili rammentarmi bene le cose come 
una volta — e non posso conservare per dieci 
minuti la stessa statura ! " 

" Quali cose non potete rammentare ? " do- 
mandò il Bruco. 

" Ecco, cercai una volta di ripetere ' Rondinella 
pellegrina,' e m' uscì dalle labbra tutto diverso ! " 
soggiunse Alice assai mestamente. 

" Ripetetemi ' Guglielmo, tu sei vecchio,' " disse 
il Bruco. 

Alice incrociò le mani sul petto, e cominciò : — 



62 



CONSIGLI 




" Guglielmo ! tu sei vecchio,'' — gli disse il giovanetto, 

" Son bianchi i tuoi capelli — e meriti rispetto; 
Eppur col capo in terra — ti veggo camminare — 

• Ma credi che convenga — a un vecchio un tale andare ì " 



" Quandi ero giovanetto" — rispose il Vecchierello, 

" Credea che questo giuoco — sbalzasse il mio cervello ; 

Ma ormai che son persuaso — che in zucca non hon ulla. 
Col capo in giii men vado — quando il cervel mi frulla." 



D UN BRUCO. 



63 




" Guglielmo ! tu sei veccldo," — soggiunse il suo figliuolo, 

" Sei grosso e grasso e tondo — che sembri un cedrinolo, 

Uppur fai salti a ruota ! — oh dimmi a quale scuola 
S' insegna a sfondar V uscio — con una capriola ? " 



Rispose il buon Vecchino — " Kella mia giovinezza 
Studiai di conservare — al corpo la sveltezza ; 

Virtù di quesf unguento — un franco per vasetto. 

Ne vuoi comprare un paj'o — garbato giovanetto ? " 



M 



CONSIGLI 




" Guglielmo ! tu sei vecchio, — e fiacche hai le mascelle, 
Ed ingollar potresti — brodose minestrelle, 

Ed hai mangiato un' oca — con V ossa, e il becco intero? 
Babbo, com' hai fatto ? — oh spiegami il mistero ! " 



" Un d\ studiai le leggi" — il Babbo allor gli disse, 
"Ed ebbi con mia moglie — sempi^e querele e risse. 

Ciò détte alle ganasce — tal forza muscolare 

Che ormai potrei con V oca — la moglie divorarci 



D UN BRUCO. 



65 




" Cruglielmo ! tu sei vecchio " — riprese il giovanetto, 
" La vista non ti regge — e sai, ti fa difetto ; 

E porti in equilibrio — sul naso queir anguilla ! 

Oh qui la tua destrezza — davver si mostra e brilla ! " 



"Risposi a tre domande — e ormaÀ ti può bastare; 

Non rompermi le scatole, — non voglio più parlare; 
Oh credi che mi piacciano — le sciocche tue questioni ì 

Via, smetti, o per la scala — ti mando ruzzoloni ! " 



66 CONSIGLI 

"Non l'avete recitata bene," disse il Bruco. 

"Temo di no," rispose timidamente Alice, 
" certo alcune parole sono scambiate." 

" Male dal principio alla fine," disse il Bruco 
con accento risoluto, e successe un silenzio per 
qualche minuto. 

Il Bruco fu il primo a parlare. 

"Di cbe statura vorreste essere?" domandò. 

" Oh non vado tanto pel sottile in quanto alla 
statura," rispose in fretta Alice ; " soltanto non 
mi piace di mutar tanto spesso, sa." 

"Non so niente," disse il Bruco. 

Alice non fiatò : giammai la poverina era 
stata tante volte contraddetta, e stava lì lì per 
scoppiare. 

" Siete contenta ora ? " domandò il Bruco. 

"Nò, davvero, vorrei essere un jpocolino piìi 
grande, se non le dispiacesse," rispose Alice : " si 
figuri, ho una ben meschina statura, appena tre 
pollici ! " 

" L' è una. buona statura, cotesta ! " disse il 
Bruco con voce dispettosa, rizzandosi come un 



D UN BRUCO. 67 

fuso mentre parlava (egli era alto tre pollici per 
r appuntino). 

"Ma io non ci sono abituata!" soggiunse Alice 
con voce carezzevole e mesta, E poi pensò fra 
se : " Vorrei che coteste creaturine non s' offen- 
dessero così per nulla ! " 

"Vi abituerete col tempo," disse il Bruco, e 
rimettendosi la pipa in bocca, rincominciò a 
pipare. 

Questa volta Alice aspettò pazientemente che 
egli stesso riappiccicasse il discorso. Passati due 
o tre minuti, il Bruco levò la pipa di bocca, 
sbadigliò un poco, e si scosse tutto. Poi discese 
dal fungo, e andò strisciando nell' erba, dicendo 
soltanto queste parole "Un lato vi farà crescere 
di più, e l'altro vi farà diminuire." 

" Un lato di che cosa ì L' altro lato di 
che cosa ì " pensò Alice fra se. 

" Del fungo," disse il Bruco, come se Alice 
r avesse interrogato ad alta voce ; e subito 
disparve. 

Alice rimase pensierosa riguardando al fungo 



68 CONSIGLI 

e cercando di scoprire quali fossero i due lati di 
esso ; e perchè era tondo come V di Giotto, 
non sapea trovarli. Ciò non di meno allungò 
quanto potea le braccia per circondare il fungo, 
e ne ruppe due pezzettini all' orlo con ciascuna 
delle sue mani. 

"Ed ora, quale è l'uno e quale è l'altro?" 
disse fra sé, e si mise a morsecchiare il pezzettino 
che aveva alla destra, cosi per provarne 1' effetto, 
quando si sentì in un attimo un colpo violento 
sotto il mento ; aveva battuto sul piede ! 

Quel mutamento subitaneo la spaventò mol- 
tissimo, ma non e' era tempo a perdere, perchè 
spariva rapidamente ; così si mise subito a 
morsecchiare l'altro pezzettino. Il suo mento 
era talmente stretto al piede che a mala pena 
potette aprir la bocca; finalmente riuscì a in- 
ghiottire un bocconcello del pezzettino della mano 
sinistra. 



D UK BRUCO. 69 

" Ah ! respiro finalmente, la mia testa è libera ! " 
sclamò Alice con gioja, ma tosto la sua allegrezza 
si mutò in terrore quando si accorse che non potea 
più trovare le spalle : guardando in giìi non potè 
vedere che un collo lungo, lungo che s'elevava 
come uno stelo d' in mezzo a un campo di foglie 
verdeggianti che stavano lungi, sotto a lei. 

" Che cosa è mai quel campo verde ? " disse 
Alice. " E dove sono andate le mie spalle ? Oh 
tapina me! come va che non vi veggo più, o mie 
povere mani ?" E andava movendole mentre 
parlava, ma non sembrava che ne seguisse altro 
che un piccolo movimento fra le verdi foglie in 
lontananza. 

Non sembrando possibile di portar le mani 
al capo, cercò di piegare il capo verso le mani, e fu 
contenta di vedere che il suo collo potea piegarsi e 
dirigersi dovunque, come un serpente. Era riuscita 
a curvarlo in giù in forma d'un grazioso zigzag, 
e stava li lì per tuffarsi fra le foglie, quando si 
accorse che erano le cime degli alberi sotto i 
quali s' era smarrita. E sentì un gemito acuto 



70 CONSIGLI 

per cui si ritirò indietro in fretta : un grosso 
colombo era volato verso di lei, e le sbatteva le 
ali contro la faccia in modo furioso. 

" Serpente ! " gridò il Colombo. 

" Non sono un serpente, io ! " disse Aììcq, 
adirata. " Va via ! " 

" Serpente, dico ! " ripetè il Colombo, ma con 
voce più dimessa, e soggiunse singhiozzando, " Ho 
cercato tutt' i rimedii, ma nulla m' è giovato ! " 

" Io non so di che cosa mai tu parli," disse 
Alice. 

"Ho provato le radici degli alberi, ho provato 
i poggetti, ho provato le siepi," continuò il 
Colombo senza badare a lei ; " ma i serpenti ! 
Oh non e' è modo di contentarli ! " 

Alice era sempre più meravigliata e confusa, 
ma pensò eh' era inutile parlare sino a che il 
Colombo avesse finito. 

"Come che fosse poca pena covar le uova," 
disse il Colombo, " mi abbisogna vegliare a causa 
dei serpenti, e giorno e notte ! Son tre settimane 
che non ho chiuso un occhio ! " 



D UN BRUCO. 71 

" Mi dispiace di vederti così angosciato ! " disse 
Alice, la quale cominciava a capire il Colombo. 

"E giusto quando avevo scelto l'albero più 
elevato della foresta," continuò il Colombo con un 
grido disperato, "e mi credea liberato finalmente 
da loro, ecco clie mi piovono giù dal cielo ! Ili ! 
Serpentaccio ! " 

" Ma io n07i sono un serpente, ripeto ! " rispose 
Alice. " Io sono una Io sono una " 

" Bene, chi sei tu 1 " disse il Colombo. " Vedo 
bene che tu cerchi dei raggiri per ingannarmi ! " 

" Io — Io sono una ragazzina," rispose Alice, ma 
quasi dubitando di sé stessa, poiché si rammentava 
r innumerevole serie di trasformazioni che avea 
passate in quel giorno. 

"Bella storiella!" disse il Colombo con voce 
di profondo disprezzo. " Ho veduto molte ragazzine 
in mia vita, ma ninna con un collo simile. No, 
no ! Tu sei un serpente ; e non serve negarlo. 
Scommetto che mi dirai che non hai mai gustato 
un uovo ! " 

" Ma sì che ho gustato deUe uova," soggiunse 



72 CONSIGLI 

Alice, la quale era una bambina assai veridica ; 
"sai pure cbe le ragazzine mangiano quanto i 
serpenti 1 " 

" Non ci credo," disse il Colombo ; " ma se 
pure è così, esse sono una razza di serpenti, ecco 
quello che potrei dire." 

Questa idea era cosi nuova per Alice, che restò 
muta qualche minuto ; il Colombo ne profittò 
per soggiungere, "Tu vai occhiando le uova, lo 
comprendo ; oh che importa a me che tu sia una 
fanciulla o un serpente ? " 

" Ma importa moltissimo a me" rispose subito 
Alice ; " pure ora non vado cercando uova ; e 
quando anche ne cercassi non vorrei delle tue ; 
crude non mi piacciono." 

" Via dunque da me ! " disse brontolando il 
Colombo, e si accovacciò nel nido. Alice s'appiat- 
tò il meglio che potea fra gli alberi, perchè il 
suo collo s' intralciava fra i rami, e spesso dovea 
fermarsi per sbrogliarsene. Dopo qualche istante 
si rammentò che avea tuttavia nelle mani i due 
pezzettini di fungo, e si mise all' opera con molta, 



D UN BRUCO. 7? 

avvedutezza morsecchiando or l' uno or l' altro, e 
cosi ora cresceva ed or diminuiva, sinché riuscì a 
riavere la sua statura naturale. 

Era tanto tempo che non avea più avuto la sua 
statura naturale, che da prima le parve strano, ma 
vi si abituò in pochi minuti, e rincominciò a par- 
lare fra sé secondo il solito. " Ecco, sono a metà 
del mio piano ! Sono pure strane tutte queste 
trasformazioni ! Non son mai certa di che ad di- 
venterò da un minuto all' altro ! Ad ogni modo 
sono tornata alla mia giusta statura : ora bisogne- 
rebbe pensare al modo di penetrare nell'ameno 
giardino — come potrò farlo, pagherei saperlo ! " 
E cosi dicendo, giunse senza avvedersene a una 
piazza che avea nel mezzo una casettina alta 
quattro piedi circa. " Chiunque sia che vi abiti," 
pensò Alice, " non converrebbe mai con questa mia 
statura andare a visitarli così all' improvviso ; farei 
loro una paura terribile ! " E rincominciò a mor- 
secchiare il pezzettino che aveva alla man destra, 
e non osò di avvicinarsi alla casa, se non quando si 
rimpiccolì tanto che avea nove pollici di altezza. 

G 



CAPITOLO VI. 



PORCO E PEPE. 



Per qualche istante si mise a guardar la 
casa, e non sapea che fare, quando ecco un servo 
in livrea venne frettolosamente dalla foresta — (lo 
prese per un servitore perchè era in livrea, altri- 
menti al viso r avrebbe creduto un pesce), — e 
picchiò furiosamente all' uscio colle nocche. La 
porta fu spalancata da un altro servitore in livrea, 
con una faccia rotonda e occhi grossi come un 
ranocchio ; ed Alice osservò che entrambi aveano 
in testa parrucche incipriate ed inanellate. Tutto 
questo le eccitò la curiosità, e uscì un poco dalla 
foresta e si mise ad orisliare. 



PORCO E PEPE. 




Il Pesce-Servo cavò di sotto il braccio im letto- 
rone, grande quasi quanto lui, e lo presentò all' al- 
tro, dicendo con voce solenne, " Per la Duchesf-a. 
Un invito della Regina per giuocare una partita 
di croquet." Il Ranocchio-Servo rijspose con lo 
stesso tuono di voce, ma invertendo 1' ordine delle 

g2 



76 PORCO E PEPE. 

parole, " Da parte della Eegina. Un invito alla 
Duchessa per giuocare una partita di croquet." 

Ed entrambi s'inchinarono sino a terra, e le 
ciocche de' loro capelli s' imbrogliarono insieme. 

Alice proruppe in una grossa risata, e dovette 
internarsi nella foresta per paura di esser sentita ; 
e quando poi tornò ad occhiare, il Pesce-Servo era 
andato via, e V altro sedeva a terra press' all' uscio, 
stralunando stupidamente gli occhi verso il cielo. 

Alice si avvicinò timidamente alla porta e 
picchiò. 

" Non giova punto picchiare," disse il Servo, 
'■' e ciò per due ragioni. La prima perchè io 
sto allo stesso lato dell' uscio dov' ella sta ; la 
seconda perchè di dentro stanno facendo un tale 
strepito che ninno potrebbe sentirla." E davvero 
si sentiva un gran rumore nel di dentro — un 
guaire e uno starnutire non mai interrotti, e di 
tempo in tempo un gran fracasso, come se un 
piatto o una caldaia andasse a pezzi. 

" Di grazia," domandò Alice, " che dovrei fare 
per entrare ? " 



PORCO E PEPE. 77 

" II SUO picchiare riuscirebbe a qualche effetto," 
continuò il Servo senza badare a lei, "se la porta 
fosse fra noi due. Per esempio se lei fosse dentro, 
potrebbe picchiare, ed io la farei uscire, capisce." 
E continuava a guardare il cielo mentre parlava ; 
e ciò pareva proprio scortese ad Alice. " Ma 
forse non può farne a meno," disse fra se ; 
" ha oli occhi incastrati sul cranio ! Potrebbe 
però rispondere a qualche domanda — Come 
potrei fare per entrar dentro ? " disse Alice a 
voce alta. 

" Io siedei'ò qui," osservò il Servo, " sino a 
domani " 

In queir istante V uscio della casa si aprì, e 
un gran piatto volò verso la testa del Servo, e 
gli sfiorò il naso, poi andò a sfracellarsi contro a 
un albero eh' era dietro a lui. 

" o sino a dopo domani, forse," continuò 

il Sex'vo con la stessa imperturbabilità, come se 
nulla fosse accaduto. 

"Come potrei fare per entrar dentro ? " gridò 
di nuovo Alice, ma con voce più forte. 



78 PORCO E PEPE. 

" Dovrà ella entrare 1 " rispose il Servo. " La 
è questa la quistione principale." 

E avea ragione ; soltanto Alice non volea che 
1«; fosse fatta quella domanda. " È orribile," mor- 
morò fra sé, "il modo con cui arguiscono coteste 
bestie. Mi farebbero impazzare ! " 

Il Servo colse quella propizia opportunità per 
ripetere Y osservazione con qualche variante : " Io 
siederò qui, su per giù, per giorni e giorni." 

" Ma che cosa debbo io fare ? " domandò 
Alice. 

" Quel che vuole," rispose il Servo, e si mise 
a zufolare. 

" E inutile di parlar con lui," disse Alice, 
tutta disperata : " è un idiota spaccato ! " E aprì 
r uscio ed entrò. 

QueU' uscio menava diritto a una cucina 
spaziosa, da un capo all' altro tutta ripiena di 
fumo : la Duchessa sedeva nel mezzo sopra uno 
sgabello a tre piedi, e ninnava un bambino ; la 
cuoca era in faccia al fornello, mestando un 
(calderone che parca pieno di minestra. 



PORCO E PEPE. 



79 




^y-.v^/J 



" Certo e' è troppo pepe in quella minestra ! " 
disse Alice a se stessa, non potendo rattenere gli 
starnuti. 

Ma davvero e era troppo pepe nelF aria. 
Anche la Duchessa starnutiva qualche volta ; e 
quanto al bimbo non faceva nitro che starnutire 
e strillava a vicenda senza posa. I soli due 
esseri che non starnutivano nella cucina, erano 
la Cuoca, e un grosso gatto che stava accoccolato 



80 PORCO E PEPE. 

presso il focolare e ghignando con la bocca, da 
un orecchio all' altro. 

" Mi dica, di grazia," domandò Alice, un po' 
timidamente, perchè non era certa se fosse buona 
creanza di cominciare a parlare, " perchè il suo 
gatto ghigna così ? " 

" È un Ghignagatto," rispose la Duchessa, 
"ecco il perchè. Porco!" 

Ella pronunziò T ultima parola con una tale 
furia che Alice trasali ; ma subito s' accorse che 
(juel titolo era dato al bambino e non già a 
lei, cosi si rianimò, e continuò a dire : — 

" Non sapea che i gatti ghignassero a quel 
modo : anzi non sapea neppure che i gatti potes- 
sero ghignare." 

" Tutti lo possono," rispose la Duchessa ; " e 
la maggior parte ghignano." 

" Non ne conosco alcuno che faccia il 
ghigno," replicò Alice con molto rispetto, e 
contenta eh' era entrata in conversazione. 

" Voi non sapete molto," disse la Duchessa ; 
*' e questo è quanto ! " 



PORCO E PEPE. ?1 

Non piacque punto ad Alice quella risposta 
secca, e pensò di mutar discorso. Mentre cercava 
un argomento, la cuoca tolse il calderone della 
minestra dal fuoco, e tosto si mise a gittar 
tutto ciò che le stava vicino contro alla Duchessa 
ed al bambino — pria volarono le molle e la 
paletta ; poi un nembo di casseruole, di piatti 
e di tondi. La Duchessa non se ne dette per 
intesa nemmeno quando era colpita ; e il bimbo 
guaiva di già tanto forte che non si poteva 
sapere se i colpi gli facessero male o no. 

" Ma faccia attenzione a quel che fa ! " 
gridò Alice, saltando qua e là tutta spaventata. 
" Addio naso \" continuò a dire, mentre una grossa 
casseruola volò vicino al naso del mimmo, e poco 
mancò che non gielo portasse via. 

" Se ognuno badasse alle proprie faccende," 
sclamò la Duchessa con voce rauca, " il mondo 
girerebbe piìi presto di quello che noi fa ora," 

" Ciò non sarebbe un bene," disse Alice, lieta 
di poter far pompa della sua erudizione. " Pensi 
che confusione farebbe del giorno e della notte ! 



82 PORCO E PEPE. 

Ella sa che la terra impiega ventiquattro ore 
per girare intorno al suo asse " 

"A proposito di asce!" gridò la Duchessa, 
" tagliatele il capo ! " 

Alice guardò con ansietà la cuoca per vedere 
se ella ubbidisse al cenno ; ma la cuoca era 
occupata a dimenare la minestra, e non parca 
che avesse ascoltato, perciò andò innanzi dicendo : 
" Ventiquattr' ore, credo ; o dodici ? Io- " 

" Oh non mi seccate," disse la Duchessa ; " Non 
ho mai potuto sopportare le cifre !" E rin- 
cominciò a cullare il bimbo, cantando una certa 
Ninna-Nanna, e dandogli una violenta scossa alla 
fine d' OOTii strofa : — 

" Parla duro al tuo bambino, 

Dagli bòtte se starnuta; 
Ei guaisce il m/ilandrino 

Perchè il pepe mio ri/luta ! 
Ei ci annoia co' suoi lai ! " 

(Coro al quale si uniscono la Cuoca e il bimbo) : — 
"Guai! Guai! Guai! Guai!" 



PORCO E PEPE. ®3 

Mentre la Duchessa cantava la seconda strofa, 
faceva saltare il bimbo su e giìl con molta vio- 
lenza, e il poverino guaiva tanto che Alice 
appena potette udire le parole della poesia : — 

"Parlo duro al mio hambino, 

Lo sculaccio se starnuta, 
■ Perchè il pepe, il malandrino, 
Quando ei vuol, non lo rifiuta. 
Ei ci annoia co' suoi lai ! " 

Coro. 
" Giiai ! Guai ! Guai ! Guai ! " 

" Tenete I voi ve lo potrete ninnare un 
poco se v' aggrada ! " disse la Duchessa ad 
Alice, buttandole il bimbo in braccio. " Bisogna 
eh' io vada a prepararmi per giuocare una par- 
tita a croquet con la Kegina," e scappò via. 
La cuoca le scaraventò addosso una padella, e 
per poco non la colse. 

Alice afferrò il bimbo ma con qualche diffi- 
coltà, perchè la era una creaturina molto strana ; 
e le sue mani e i suoi piedi guizzavano verso 
tutt' i lati, "proprio come quell' animaletto 



84 PORCO E PEPE. 

marino clie si chiama stella," pensò Alice. 11 
poverino, quando Alice lo prese, stronfiava come 
una macchina a vapore, e continuava a con- 
torcersi e a stiracchiarsi, di tal che ella ebbe la 
maggior pena del mondo per tenerlo. 

Quando la fanciulla trovò la maniera di 
ninnarlo a modo (e ciò consisteva nell' averlo 
aggruppato bene come un nodo, e afferrato al- 
l'orecchio destro e al piede sinistro, per non per- 
mettergli di sciogliersi) lo portò all' aria aperta. 
" Se non porto via questo bambino meco," 
osservò Alice, è certo che qualche giorno l' am- 
mazzeranno ; non sarei colpevole d' un assassinio 
se lo abbandonassi ? " Ella pronunziò le ultime 
parole a voce alta, e il poverino si mise a 
grugnire per risponderle (non starnutiva più 
allora). " Non grugnire," disse Alice, " non sta 
bene esprimersi a quel modo." 

Il bimbo grugnì di nuovo, e Alice lo guardò 
con molta ansietà per vedere che avesse. Aveva 
un naso che s' arricciava troppo, e non e' era 
dubbio che rassomigliava più a un grugno che a 



PORCO E PEPE. 



85 



un naso naturale ; e poi gli occhi s' impiccolivano 
tanto che non pareano occhi di bambino : tutto 
insieme quel!' aspetto non piaceva ad Alice punto, 
punto. " Forse sin- 
ghiozzava," pensò 
ella, e riguardò di 
nuovo a' suoi occhi 
per vedere se vi 
fossero lagrime,. 

Ma non ce n' e- 
rano. " Carino mio, 
se tu ti trasformi 
in porcellino," disse 
Alice seriamente, 
" non voglio aver piìi 
nulla a fare con te. 
Bada a te dunque ! " 11 poverino si rimise a 
singhiozzare (forse grugniva, ma era difficile il di- 
stinguere), e andarono innanzi silenziosamente per 
qualche tempo. 

Alice aveva appena cominciato a riflettere, 
" Che cosa ho da fare di questa creatura quando 




-J;ii:^:^^:f^- ^ 



86 PORCO E PEPE. 

la porterò a casa ? " allorché grugnì di nuovo, e 
tanto forte, che tutta spaventata si mise a 
riguardarla in faccia. Questa volta noìi e' era 
più dubbio ; era un porcellino beli' e buono, 
ed essa fu persuasa che non e' era più ragione 
di portarlo oltre. 

Cosi depose quella creaturina a terra, e si sentì 
sollevata quando la vide trottare via quietamente 
verso la foresta. " Se fosse cresciuto," disse fra se, 
" sarebbe stato un bruttissimo ragazzo ; ma diven- 
terà un bellissimo porco, credo." E riandò con la 
memoria a certi fanciulli che conosceva, i quali 
potrebbero essere buonissimi . porcellini, e stava 
per dire, " se uno conoscesse il vero modo di 

mutarli " quando trasaltò un poco di paura 

reggendo il Ghignagatto, accoccolato sopra un 
ramo d' albero, a pochi metri di distanza. 

Il Gatto fece soltanto un ghigno quando vide 
Alice. Sembra di buon umore, pensò ; ciò non 
di meno ha le unghie troppo lunghe, ed ha 
troppi denti, perciò bisognerà trattarlo con 
molta deferenza. 



PORCO E PEPE. 87 

" Ghignamicio," cominciò a dire con un poco 
di timidità, perchè non sapeva se gli piacesse 
quel titolo ; ciò non di meno egli non fece altro 
che ghignare piìi apertamente. " Via, ci ha pia- 
cere," pensò Alice, e continuò, *' Vorresti dirmi, 
quale via dovrei infilare da qui ? " 

" Ciò dipende molto dal luogo dove vorresti 
andare," rispose il Gatto. 

" Poco importa dove " disse Alice. 

"Allora poco importa di sapere quale via 
dovresti prendere," soggiunse il Gatto. 

'* purché giunga a qualche luogo," 

riprese Alice, come se volesse spiegarsi meglio. 

" Oh certo, vi giungerai ! " disse il Gatto, 
"sai il proverbio italiano, 'tanto cammina sino 
che arriva.' " 

Alice sentì che quel proverbio non poteva 
essere contraddetto, e tentò un altra domanda. 
" Che razza di gente abita in questi dintorni ? " 

"Di là," rispose il Gatto, girando la 
zampa destra, " abita un Cappellaio ; e di qua," 
indicando con l' altra zampa, " abita una Lepre- 



88 PORCO E PEPE. 

marzolina. Visita chi vuoi de' due : sono 
entrambi matti." 

"Ma non mi piace cV andare dai matti," 
osservò Alice. 

"Oh, non e' è modo d'uscirne," disse il 
Gatto : " qui siam tutti matti. Io son matto. 
Tu sei matta," 

" Come sai eh' io sono matta ? " domandò 
Alice. 

" Tu devi esserla," disse il Gatto, " altri- 
menti non saresti venuta qui." 

Non parve una ragione sufficiente ad Alice, 
ma pure continuò : "oh come sai che tu sei 
matto ? " 

" Per cominciare," disse il Gatto, " un cane 
non è matto. Ne convieni ? " 

" Lo suppongo," rispose Alice. 

"Bene," continuò il Gatto, " un cane brontola 
quando è arrabbiato, ed agita la coda quando 
è contento. Ora io brontolo quando son con- 
tento, ed agito la coda quando sono arrabbiato. 
Dunque son matto." 



PORCO E PEPE. 



89 




" To direi far le fusa, 
'' e non già brontolare," disse 

Alice. 

^' come VUOI, n- 
v/^^.- prese il Gatto. " Vai tu 
i^^-- quest' oggi dalla Eegina, 
1%' ^ giuocare a croquet?" 
" -^ " Lo desidererei tanto," 

rispose Alice, "ma non 
sono stata ancora in- 
vitata." 
]\Ji vedrai da lei," disse il Gatto, e sparì. 

H 



90 PORCO E PEPE. 

Alice non fu sorpresa da tutto questo : si 
era di già abituata a veder cose strane. Mentre 
guardava ancora al ramo dov'era stato il Gatto, 
eccotelo ricomparire di nuovo. 

"A proposito, che n'è del bimbo?" disse il 
Gatto. "Avea dimenticato di domandartene." 

" Si mutò in porcellino," rispose Alice senza 
scomporsi, come che il Gatto fosse riapparito in 
modo naturale. 

" Me l'ero immaginato," disse il Gatto, e sparì 
di nuovo. 

Alice aspettò un poco, mezzo persuasa che 
riapparisse nuovamente, ma non ricomparve, e 
pochi istanti dopo si diresse alla via dove abitava 
la Lepre-marzolina, " Di cappellai ne ho veduti 
tanti," disse fra se : " sarà piìi interessante per 
me la Lepre-marzolina, e come siamo a Maggio 
non sarà poi tanto matta da legare — almeno meno 
matta di quel che l'era nel Marzo." Mentre 
diceva queste parole, riguardò in alto, ed eccoti 
di nuovo il Gatto, accoccolato sul ramo d' un 
albero. 



FORCO E PEPE. 



9] 




" Dicesti porcellino o porcellana ? " domandò 
il Gatto. 

" Dissi porcellino," rispose Alice ; " ma ti 
prego di non apparire e disparire come un 
lampo : mi fai girare il capo ! " 

" Sta bene," disse il Gatto ; e questa volta 
sparì lentamente ; cominciò con la punta della 
coda, e finì col suo ghigno, e questo restò come 
una visione sul ramo dopo che tutto era sparito. 

" Oh bella ! Ho veduto spesso un gatto senza 
ghigno," osservò Alice, " ma un ghigno senza 

H 2 



92 PORCO E PEPE. 

gatto ! E la cosa più curiosa eli' io abbia 
mai veduta in tutta la mia vita ! " 

Non si era dilungata di molto quando si 
trovò in faccia alla dimora della Lepre-marzolina : 
pensò che quella fosse proprio la casa, perchè le 
gole dei camini aveano la forma di orecchie, e 
il tetto era coperto di pelo. La casa era tanto 
grande che ella non osò di avvicinarvisi se non 
dopo aver morsecchiato un poco del fungo che 
avea nella mano sinistra, e crebbe quasi due 
piedi di altezza : ciò non la liberò dall' ansietà, 
e mentre si avvicinava timidamente alla porta, 
diceva fra se, " E se poi fosse matto furioso ! 
Quasi quasi vorrei essere andata a trovare il 
Cappellaio ! " 



CAPITOLO VII. 



UN TE DI MATTI. 



Sotto un albero in faccia alla casa e era una 
tavola apparecchiata, e vi prendevano il tè la 
Lepre-marzolina e il Cappellaio : un Gliiro che 
dormiva profondamente stava fra loro, ed essi 
se ne servivano come se fosse un guanciale, 
appoggiando i gomiti su lui e discorrendo sopra 
il suo capo. " Che disturbo pel Ghiro," pensò 
Alice, "ma siccome dorme, m'immagino che non 
ci farà attenzione." 

La tavola era spaziosa, pure i tre stavano 
aggruppati insieme a un angolo : " Non e' è 
posto I Non e' è posto ! " gridarono, quando 
videro che Alice si avvicinava. " C è molto 



94 TN TÈ DI MATTI. 

posto ! " disse Alice, sdegnosa, e si mise a sedere 
in un comodissimo seggiolone che stava ad una 
delle estremità della tavola. 

" Vuole del vino ? " disse la Lepre-marzolina 
con modo attraente. 

Alice guardò sulla tavola, e vide che non c'era 
altro che tè. " Non vedo vino," osservò essa. 

" Non ce n' è punto," replicò la Lepre-mar- 
zolina. 

"Ma allora non è cortese, invitandomi a bere 
quel che non ha," disse Alice sdegnosamente. 

" Come non fu punto civile da parte sua di 
sedersi qui senz' essere invitata," osservò la 
Lepre-marzolina. 

"Non sapea che la tavola appartenesse a 
lei," rispose Alice, " è apparecchiata per più 
di tre." 

" Dovrebbe farsi tagliare i capelli," disse il 
Cappellaio. Egli aveva osservato Alice per 
qualche istante, e con molta curiosità, e furon 
quelle le prime parole che profferì. 

" Ella non dovrebbe fare osservazioni che 



UN TÈ DI MATTI. 



95 




sanno di personalità," disse Alice un po' severa : 
"ciò è molto sconvenevole." 

Il Cappellaio spalancò enormemente gli occhi 
udendo quelle parole ; ma disse soltanto, 
" Perchè un corvo è simile a un coccodrillo ì " 

" Via ! Ora si che ci divertiremo ! " pensò 
Alice. " Sono contenta che hanno cominciato 
a proporre degl' indovinelli — credo di j)<^tere 
indovinarlo," soggiunse ad alta voce. 



9H UN TE DI MATTI. 

" Intende dire che potrà trovare la risposta ? " 
domandò la Lepre-marzolina. 

" Sicuramente," rispose Alice. 

" Ebbene dica quel che intende," disse la 
Lepre-marzolin a. 

" Ecco," riprese Alice, in fretta ; " almeno — 
almeno intendo quel che dico-^e ciò vale lo 
stesso, capite." 

" Niente affatto lo stesso ! " disse il Cappel- 
laio. Sarebbe come dire, " ' Veggo quel che man- 
gio ' è lo stesso di ' Mangio quel che veggo ? ' " 

" Sarebbe come dire," soggiunse la Lepre- 
marzolina. " ' Mi piace ciò che prendo,' è lo 
stesso che ' Prendo quel che mi piace ? ' " 

" Sarebbe come dire," aggiunse il Ghiro che 
parca parlasse nel sonno, "'respiro quando dormo' 
è lo stesso che ' dormo quando respiro ? ' " 

" E lo stesso per voi," disse il Cappellaio, e 
(j^uì la conversazione cadde, e tutti sedettero 
muti per poco tempo, mentre Alice cercò di 
ricordarsi tutto quel che sapea su' corvi e su' 
coccodrilli, ma non era molto. 



UN TÈ DI MATTI. 97 

11 Cappellaio fu il primo a rompere il 
silenzio. " Che oriorno del mese abbiamo ? " 

o 

disse, volgendosi ad Alice, mentre prendeva 
Y oriuolo dal taseliino, e lo guardava con un 
certo turbamento, scuotendolo di tempo in tempo, 
e appoggiandolo all' orecchio. 

Alice pensò un poco, e rispose, " Li quattro 
del mese." 

" Ritarda di due giorni ! " osservò sospirando 
il Cappellaio. "Te lo dissi che il burro non 
avrebbe giovato al movimento ! " soggiunse, guar- 
dando rabbiosamente la Lepre-marzolina. 

"Era del miglior burro," rispose sommessa- 
mente la Lepre-marzolina. 

" Sì, ma devono esserci entrate anche delle 
miche di pane," borbottò il Cappellaio : " non 
dovevi metterlo dentro col coltello del pane." 

La Lepre-marzolina prese V oriuolo e lo guardò 
mestamente : poi lo tuffò nella sua tazza di tè 
e lo guardò di nuovo : ma non potette far altro 
che ripetere V osservazione fatta pur dianzi : " Era 
del miglior burro che si potesse avere, sapete." 



98 UN TÈ DI MATTI. 

Alice intanto lo guardava, con un poco di 
curiosità, di sopra le spalle, e disse, *' Che curioso 
oriuolo ! Indica i giorni del mese, e non già le 
ore del giorno I " 

" Perchè no ? " sclamò il Cappellaio. " Che forse 
il suo oriuolo le dice in che anno viviamo ì " 

" No davvero," si affrettò a rispondere 
Alice, " perchè l' oriuolo segna lo stesso anno 
per molto tempo." 

" Ciò che appunto accade al mio," rispose il 
Cappellaio. 

Alice provò un momento di grave imba- 
razzo. Le parca che V osservazione del Cappellaio 
non avesse senso di sorta, eppure parlava cor- 
rettamente. " Non la comprendo bene," disse 
con molta delicatezza. 

"Il Ghiro è tornato a dormire," disse il 
Cappellaio, e gli versò un poco di tè scottante 
sul naso. 

Il Ghiro scosse il capo con un moto 
d* impazienza, e senza aprir gli occhi, disse, " Già ! 
Già! Appunto quello che stavo per dire." 



UN TÈ DI MATTI. 99 

" Ha ancora indovinato l' indovinello ? " disse 
il Cappellaio, rivolgendosi ad Alice. 

"Mi dò per vinta," rispose Alice: "Quale è 
la risposta ? " 

" Non ne ho la minima idea," rispose il Cap- 
pellaio. 

" Neppure io," disse la TiCpre-marzolina. 

Alice sospirò dalla noia e disse : " Ma credo 
che sarebbe bene di passar meglio il tempo, che 
perderne, proponendo indovinelli che non hanno 
senso." 

" Se lei conoscesse il Tempo come lo conosco 
io," rispose il Cappellaio, "non direbbe che noi ne 
perdiamo. Non si tratta di me, ma di lui." 

" Non so che ella si dica," osservò Alice. 

" Sicuro, noi sa ! " disse il Cappellaio, 
scuotendo il capo con un' aria di disprezzo. 
" Scommetto che lei non ha mai parlato col 
tempo ! " 

" Forse no," rispose prudentemente Alice ; 
" ma so che debbo battere il tempo quando im- 
paro la musica." 



100 UN TÈ DI MATTI. 

" Ah ! e questo spiega tutto," disse il Cap- 
pellaio. "Ei non vuol essere battuto. Se lei non 
si bisticciasse con lui, egli farebbe dell' oriuolo ciò 
che ella vuole. Per esempio, supponga che sieno 
le nove della mattina, eh' è 1' ora per le lezioni : 
basterebbe ch'ella bisbigliasse una parolina al 
Tempo, e subito girerebbe la lancetta ! Il tocco 
e mezzo, 1' ora del desinare ! " 

(" Vorrei che fosse," bisbigliò la Lepre-mar- 
zolina.) 

" Sarebbe magnifica, davvero, " disse Alice, pen- 
sierosa: "ma non avrei fame a quell' ora, capisce." 

" Da principio forse, nò, " riprese il Cappellaio : 
" ma lei potrebbe fermarlo sul tocco e mezzo, 
quando vorrebbe." 

"Ed ella fa così?" domandò Alice. 

11 Cappellaio scosse la testa mestamente e 
rispose. "Io no ! Ci siamo bisticciati nello 

scorso marzo proprio quando egli divenne 

matto " (ed indicò col cucchiaino la Lepre- 
marzolina), " già, fu al gran concerto dato 

dalla Regina di Cuori: — ivi dovetti cantare: 



VN TÈ DI MATTI. 



101 




.^^■^^^ >3^-^^&=---"-'^- ""^- 



' Tu che al del spiegasti V ale 
mia testa Soppressala!' " 

"Conosce lei quest' aria?" 
"Ho sentito qualche cosa che le rassomiglia," 
rispose Alice. 

" La va di questo verso," continuò il Cap- 
pellaio : — 

" Ti rivolgi a me, fettata, 
Teco il pane aggiungerò !'" 

Giunto qui, il Ghiro si dette una scossetta, e 



102 UN TÈ DI MATTI. 

cominciò a cantare in mezzo al sonno " Teco il 

pane; teco il pane aggiungerò " e via, via 

andò innanzi, sino a che gli si dovettero dare de' 
pizzicotti per farlo tacere. 

" Ebbene, aveva appena finito di cantare la 
prima quartina," disse il Cappellaio, "che la 
Regina proruppe furiosa, *Egli sta assassinando il 
tempo ! Tagliategli il capo ! ' " 

" Terribilmente feroce I " sclamò Alice. 

"D'allora in poi," continuò mestamente il 
Cappellaio, " non ha voluto più far quel che io 
gli chiedo ! Segna sempre le sei." 

Un' idea luminosa colpì Alice, e domandò : 
" E questa forse la ragione per cui vi sono tante 
tazze apparecchiate ? " 

"Proprio così," rispose il Cappellaio, con un 
sospiro : "è sempre 1' ora del tè, e non abbiamo 
mai tempo di risciaquare le tazze." 

" E così, andate girando sempre intorno, nei 
frattempi?" disse Alice. 

" Proprio così," replicò il Cappellaio : " a 
misura che le tazze hanno servito.' 



UN TÈ DI MATTI. 



103 



"Ma come fate quando venite a ricominciare 
da capo V Alice ardì domandare. 

" Se mutassimo il discorso," disse, sbadigli- 
ando, la Lepre-marzolina. " Cotesto costi mi secca 
mortalmente. Vorrei che la Signorina ci rac- 
contasse una storiella." 

"Temo di non saper contarne alcuna," rispose 
Alice un poco intimorita. 

" Allora il Ghiro ce ne dirà una ! " gridarono 
entrambi. " Eisvegliati, Ghiro !" E lo punzec- 
chiarono da' due lati. 

Il Ghiro aprì lentamente gli occhi, e disse con 
voce debole e rauca, " Non dormiva, io ! Non m' è 
scappata neppure una parola di quello che dicevate." 

" Raccontaci una novella ! " disse la Lepre - 
marzolina. 

" Di grazia, ce ne dica una ! " supplicò Alice. 

" E fa' presto," soggiunse il Cappellaio, " se 
no ti raddormenterai prima di finirla." 

" C erano una volta tre sorelle," cominciò in 
gran fretta il Ghiro, " e si chiamavano Elee, Clelia 
e Tilla ; e dimoravano nel fondo d' un pozzo " 



104 UN TÈ DI MATTI. 

" Che cosa mangiavano ? " domandò Alice, la 
quale prendeva sempre un vivo interesse nelle 
quistioni di mangiare e bere. 

" Mangiavano melazzo," rispose il Ghiro, dopo 
d' averci pensato su qualche istante. 

" Ma non lo potevano," osservò Alice, con 
garbo; "sarebbero cadute ammalate." 

" Lo erano, di fatto," rispose il Ghiro, " molto 
ammalate." 

Alice cercò di figurarsi quella strana maniera 
di vivere, ma ne restò confusa, e continuò : 
"Ma perchè vivevano nel fondo d'un pozzo?" 

" Prenda un po' più di tè," disse la Lepre- 
marzolina, con molta premura. 

" Non ho preso ancora nulla," rispose Alice, 
tutta offesa, " così non posso prenderne di 
più." 

" Vuol dire che non ne può prender meno," 
disse il Cappellaio : "è molto più facile prendere 
più che nulla." 

" Niuno ha domandato il suo parere," soggiunse 
Alice. V 



UN TÈ DI MATTI. 105 

" Chi è che fa ora delle questioni personali ? '* 
domandò il Cappellaio con aria di trionfo. 

Alice non seppe bene che rispondere, ma prese 
una tazza di tè con pane e burro, e rivolgendosi 
al Ghiro, gli domandò di nuovo : " Perchè vive- 
vano nel fondo del pozzo ? " 

Il G biro si mise a riflettere un poco, e ri- 
spose, " Era un pozzo di m elazzo." 

" Ma non s' è udito mai una cosa simile I " 
interruppe Alice con voce sdegnosa ; ma la Lepre- 
marzolina e il Cappellaio vociarono " St ! st ! " e 
il Ghiro continuò con voce burbera, " Se non 
ha creanza, finisca la novelletta da sé." 

" Nò, la prego di continuare ! " disse Alice 
molto umilmente : " Non la interromperò più. 
Forse ce ne sarà uno di quei pozzi." 

" Uno, eh via ! " rispose il Ghiro sdegno- 
samente. Ciò non di meno, pregato, con- 
tinuò : "E quelle tre sorelle — imparavano a 

trarne " 

" Che cosa traevano ? " domandò Alice, dimen- 
ticando che avea promesso di zittire. 

I 



106 UN TÈ DI MATTI. 

" Del melazzo," rispose il Ghiro, senza riflettere 
punto questa volta. 

" Ho bisogno d' una tazza pulita," interruppe 
il Cappellaio ; " avanziamo tutti d' un posto 
avanti ! " 

E mentre parlava, si mosse, e il Ghiro lo 
segui : la Lepre-marzolina occupò il postò del 
Ghiro, e Alice prese, contro voglia, il posto della 
Lepre- marzolina. Il solo Cappellaio profittò di 
quel mutamento : e Alice si trovò peggio di 
prima, perchè la Lepre-marzolina avea rovesciato 
il bricco del latte nel suo tondo. 

Alice non voleva offender di nuovo il Ghiro, 
e disse con molta delicatezza : " Non capisco bene. 
Da dove traevano il melazzo ? " 

" Ella sa trarre l'acqua dal pozzo d'acqua, non 
è vero ? " disse il Cappellaio ; " ebbene si piiò 
cosi trarre melazzo da un pozzo di melazzo — eh ! 
stupidina ! " 

Questa risposta accrebbe talmente la con- 
fusione d' Alice, che ella permise al Ghiro di 
continuare, senza interromperlo jìiù. 



UN TÈ 1)1 MATTI. 1"" 

" Imparavano a trarre," continuò il Ghiro, sl)a- 
digliando e stropicciandosi gli occhi, perchè moriva 

di sonno ; "e traevano cose d' ogni genere 

tutto quel che comincia con una T " 

" Perchè con una T ? " domandò Alice. 

" Perchè no ? " gridò la Lepre-marzolina. 

Alice zittì. 

Il Ghiro intanto avea chiusi gli occhi, e co- 
minciava un sonnellino ; ma punzecchiato dal 
Cappellaio, si risvegliò con un gemito, e con- 
tinuò : " che comincia con una T, come 

una Trappola, un Topo, una Topaja, un Tropjìo 
— già, ella dice ' il troppo stroppia ' — oh, non ha 
mai veduto il ritratto d' un ' troppo stroppia ' ? " 

" Veramente, ora che lei mi domanda," disse 
Alice, molto confusa, " non so " 

" Allora non parli," disse il Cappellaio. 

Questa sgarbatezza urtò la sensiìjilità di 
Alice : si alzò assai sdegnata e usci fuori ; il 
Ghiro si addormentò in un attimo e ninno degli 
altri due notò che Alice era uscita, bench ella si 
fosse rivoltata indietro una o due volte, con una 

I 2 



108 



UN TÈ DI MA.TTI. 



mezza speranza che la ricliiamassero : però l' ul- 
tima volta vide che le due birbe cercavano di 
tuffare il Ghiro nel vaso da tè. 

" Mai più ci tornerò," disse Alice internandosi 
nella foresta. " E la più stupida società in mezzo 
a cui io mi sia trovata ! " 




Mentre parlava così, osservò che un albero 
aveva un uscio pel quale s'entrava proprio dentro. 
" Oh ciò è molto curioso ! " pensò Alice, " IVIa 
ogni cosa oggi è curiosa. Credo che farò bene 
ad entrare." Ed entrò. 



UN TÈ DI MATTI. 109 

Si trovò di nuovo nel lungo salone, e presso 
al tavolino di cristallo. " Questa volta farò 
meglio," disse fra se, e prese la cliiavettiiia 
d' oro ed aprì ]' uscio che conduceva al giardino. 
Poi si mise a raorsecchiare il fungo (ne avea con- 
servato un pezzettino nella tasca), sino a che 
ebbe un piede d' altezza o giù di lì : traversò il 
piccolo andito : e poi — si ritrovò finalmente nel- 
l'ameno giardino in mezzo ad aiuole lussureggianti 
di fiori, ed a fontane fresche. 



CAPITOLO Vili. 

IL CROQUET DELLA REGINA. 

Un magnifico rosajo stava vicino all' ingresso 
del giardino : le sue rose erano bianche, ma tre 
giardinieri che gli stavano d' intorno erano occu- 
pati a colorirle di rosso. Davvero, è curioso ! 
1)ensò Alice, e si avvicinò per osservarli, e 
(j[uando vi fu presso sentì che uno di loro diceva, 
" Fa attenzione, Cinque ! Non mi schizzare 
con le tue pennellate ! " 

"Non ho potuto farne di meno," rispose Cin- 
que, con tuono burbero ; " Sette mi ha urtato 
il gomito." 

Sette lo guardò e disse, " Ma bene ! Cinque 
incolpa sempre gli altri I " 



IL CROQUET DELLA EEGINA. 



Ili 



" Tu faresti meglio di zittire ! " disse Cinque. 
" Non più tardi di ieri, sentii che la Kegina diceva 
che tu meriteresti d' essere decollato ! " 

"Perchè? "do- 
mandò il primo 
che avea par- 
lato. 

"Ciò non 
preme a te. Due 1 " 
ripose Sette. 

" Gli preme, 
certo I " disse Cin- 
que, " e gliel 
dirò io — perchè 
portasti al cuoco 
bulbi di tuli- 



pano invece 



di 




cipolle." 

Sette scaraventò lontano il suo pennello e 
stava lì lì per dire, " In mezzo a tutte le cose le 

più ingiuste " quando s'accorse d'Alice che li 

osservava, e divorò il resto della frase : gli altri la 



112 IL CROQUET 

guardarono del pari e le fecero tutti una pro- 
fonda riverenza. 

" Mi direste," domandò Alice, ma timidamente, 
"perchè state colorendo quelle rose?" 

Cinque e Sette non risposero, ma guar- 
darono Due. Due disse allora con voce 
bassa, ''Gli è perchè, codesto costì doveva essere 
un rosajo di rose rosse, e noi per isbaglio 
ne abbiam piantato uno che dà rose bianche ; 
or se la Kegina se ne avvedesse, a tutti le teste 
sarebbero ta geliate. Così, Si sjn orina, facciamo il 

o ^ Cd ' 

meglio per riparare pria che venga a " In 

quell' istante, Cinque che guardava attorno con 
ansietà, gridò " La Regina ! La Regina ! " e i 
tre giardinieri si misero subito con la faccia per 
terra. Si sentì un grande scalpiccio, e Alice si 
mise a guardare per veder la Regina, 

Prima comparvero dieci soldati armati di 
bastoni : erano conformati come i tre giardinieri, 
bislunghi e piatti, con le mani e i piedi agli 
angoli : seguivano dieci cortigiani, tutti sfolgoranti 
di diamanti ; andavano a due a due, come i 



DELLA REGINA. 113 

soldati. Venivano poi i principini reali ; erano 
dieci, divisi a coppie e tenendosi per la mano, — 
andavano innanzi quegli amorini saltando come 
matti : erano ornati di cuori. Poi sfilavano 
gì' invitati, la maggior parte Re e Regine, e 
fra loro Alice riconobbe il Coniglio bianco ; dis- 
con:eA^a con una fretta nervosa, facendo bocca da 
ridere a chiunque gli parlava, e passò oltre senza 
punto badare ad Alice. Seguiva il Fante di 
Cuori, portando la Corona Reale sopra un cuscino 
di velluto rosso ; e finalmente venivano IL RE 
E LA REGINA DI CUORI. 

Alice non sapea se dovesse cadere a faccia per 
terra come i tre giardinieri, ma non potè ricor- 
darsi che ci fosse un tal cerimoniale nelle proces- 
sioni regie ; " e poi, a che servirei >bero coteste 
processioni," riflettè fra sé, " se tutti dovessero 
stare a faccia per terra, e ninno potesse vederle ì " 
Così restò dov' era, ed aspettò. 

Allorché la processione giunse vicina ad 
Alice, tutti si fermarono e la guardarono ; 
e la Regina gridò con cipiglio severo, " Chi 



114 IL CROQUET 

è costei 'ì " e si rivolse al Fante di Cuori, 
il quale rispose con un risolino e una 
riverenza. 

"■ Imbecille ! " disse la Eegina, e impaziente, 
scosse il capo ; indi rivolgendosi ad Alice, continuò 
a dire, " Come ti chiami fanciulla ? " 

"Maestà, mi chiamo Alice," rispose la fan- 
ciulla con molta garbatezza, ma soggiunse a se 
stessa, " Non è che un mazzo di carte soltanto. 
Non e' è da aver paura di costoro ! " 

" E chi sono cotestoro f " domandò la Eegina, 
indicando i tre giardinieri che baciavano la pol- 
vere intorno al rosajo ; perchè, capite, siccome 
giacevano sulle lor faccie, e il disegno del loro 
di dietro rassomigliava a quello del resto del 
mazzo, non sapea discernere se fossero giardinieri, 
o soldati, o cortigiani, o tre de' suoi proprii figli. 

" Come volete eh' io lo sappia," rispose Alice, 
che si meravigliava del suo proprio coraggio. 
" Ciò non m^ spetta." 

La Regina diventò di fiamma per la rabbia, 
dopo d'averla fissata ferocemente come una 



DELLA REGINA. 



115 




bestia selvaggia, gridò, " Tagliatele il capo ! 

subito " 

" Eh, via ! " rispose Alice a voce alta e con 
fermezza, e la Eegina si tacque. 



116 IL CROQUET 

Il Re appoggiò la mano sul braccio della 
Regina, e disse timidamente, "Cara mia, riflettici 
bene su : la è una bambina ! " 

La Regina gli voltò le spalle con viso irato, 
e disse al Fante, " Rivoltateli ! " 

Il Fante ubbidì, e con un piede li rivoltò 
cautamente. 

" Levatevi ! " urlò la Regina, e i tre giardinieri 
si alzarono immediatamente, e s'inchinarono da- 
vanti al Re, alla Regina, ai figli reali, e a 
tutti gli altri. 

" Basta ! " sclamò la Regina. " Mi fate girare 
il capo." E guardando al rosajo, continuò, " Che 
cosa avete fatto al rosajo ? " 

"Con la buona grazia della Maestà vostra," 
rispose Due, con voce umile, e piegando il 
ginocchio a terra, " noi volevamo " 

" Lo vedo ! " disse la Reo-ina, che avea già 
osservate le rose. " Tagliate loro il capo !" e la 
processione reale si mosse, lasciando indietro tre 
soldati per mozzare il capo agli sventurati giardi- 
nieri, che corsero ad Alice per esser da lei protetti. 



DELLA REGINA. 117 

" Non vi decapiteranno ! " disse Alice, e li 
mise in un grosso vaso da fiori che stava vicino 
a lei. I tre soldati vagarono qua e là per 
qualche istante, in cerca di loro, e poi quietamente 
seguirono la processione reale. 

" Avete loro recisa la testa ? " gridò la 
Eegina. 

" Maestà, le loro teste non sono più ! " 
risposero i soldati. 

" Bene ! " gridò la Regina. " Sapete giuocare 
a croquet f " 

I soldati zittirono, e guardarono Alice, cre- 
dendo che la domanda fosse rivolta a lei. 

"Sì!" gridò Alice. 

" Avvicinatevi dunque ! " urlò la Regina, ed 
Alice raggiunse la processione, curiosa di sapere 
ciò che avverrebbe in seguito. 

" Fa — fa bel tempo ! " disse una timida vo- 
cettina presso a lei. Vide che ella camminava a 
canto del Coniglio bianco, che la stava occhiando, 
affissandola in faccia con un certo faze inquieto 
e timoroso. 



118 IL CROQUET 

" Bellissimo," rispose Alice : — " dov' è la Du- 
chessa ? " 

" St ! st ! " disse il Coniglio a voce bassa, 
e parlando in fretta. Riguardò ansiosamente 
intorno a lui, ed alzandosi sulla punta de' piedi, 
bisbigliò air orecchio della fanciulla, " E sotto 
sentenza di morte." 

" Per quale peccato ? " domandò Alice. 

" Avete detto ' Che peccato ! ' ? " disse il 
Coniglio. 

o 

" Ma no," rispose Alice : " Non credo punto 
che sia peccato. Dissi ' Per quale peccato ? ' " 

" Ha schiaffeggiata la Regina " cominciò 

il Coniglio. Alice scoppiò in una grossa risata. 
" St ! " bisbigliò il Coniglio tutto tremante. " La 
Regina vi potrebbe sentire 1 Vedete, essa è 
venuta un pò tardi, e la Regina ha detto " 

" Ai vostri posti ! " gridò la Regina con voce 
tuonante, e gì' invitati cominciarono a correre 
verso tutte le direzioni, rovesciandosi gii uni 
sugli altri : finalmente poterono mettersi in un 
certo ordine, e poi cominciò il giuoco. 



DELLA REGINA, 



119 



Alice osservò che mai in sua vita non avea 
veduto un terreno piìi curioso per giuocare il 
Croquet ; era tutto a solchi e zolle ; le palle erano 
ricci, i mazzapicchi erano fenicònteri viventi, e gli 
archi erano soldati 
viventi, curvati e reg- 
gentisi sulle mani e 
su' piedi. 

La prima difficoltà 
stava in ciò che Alice 
non sapea come maneg- 
giare il suo fenicòntero; ~ il 
riuscì a tenerselo bene 
avviluppato sotto il 
braccio, con le gambe :^^^^^ 
penzoloni, ma quando ^' 
o-li alluno;ava il collo, 

e si preparava a picchiare il riccio con la 
testa, il fenicòntero girava il capo e poi si 
metteva a guardarla in faccia con una espressione 
tanto stupefatta che ella non poteva far di 
meno di scoppiare dalle risa : e quando gli 




120 IL CROQUET 

abbassava di nuovo il collo, e si accingeva a rico- 
minciare; ecco il riccio si era sricciato, e andava 
via : oltre a ciò e' era sempre una zolla o un solco 
là dove voleva sbalzare il riccio, e siccome i 
soldati si alzavano sempre e vagavano qua e là. 
Alice si persuase che quello era un giuoco di- 
speratamente difficile. 

I giuocatori giuocavano tutti insieme senza 
aspettare la loro volta, litigando sempre e pic- 
chiandosi a causa de' ricci ; di tal che la Regina 
ne diventò furiosa, e andava qua e là battendo il 
piede e vociando ad ogni istante, " Mozzategli il 
capo ! " oppure " Mozzatele il capo ! " 

Alice cominciò a sentire un pò d' ansietà : è 
vero che non avea contrastata con la Regina, 
ma ciò poteva accadere ad ogni momento, e pensò 
" che cosa ne sarà di me ? Qui hanno un gusto 
matto a mozzar teste ; è una meraviglia se ve ne 
sia alcuno che abbia ancora il capo sul collo ! " 

E studiava il modo di scappar via, senza 
esser veduta, quando osservò un' apparizione curiosa 
nelF aria ; prima ne restò sorpresa, ma do o 



DELLA REGINA. 121 

averla riguardata "un poco, vide un ghigno, e 
disse fra sé, " E Ghignagatto : ora avrò qual- 
cheduno con cui discorrere." 

" Come va il giuoco ? " disse il Gatto, 
appena eh' ebbe tanta bocca per cominciare a 
parlare. 

Alice aspettò che gli occhi apparissero, e 
poi gli fé cenno col capo. " E inutile par- 
largli," pensò fra se. " aspettiamo che almeno 
gli orecchi appariscano, almeno uno." Immediata- 
mente apparve tutta la testa, e Alice depose 
il suo fenicòntero, e cominciò a raccontare come 
andava il giuoco, lieta che uno le prestasse 
attenzione. Il Gatto intanilo dopo aver fatto mostra 
della sua testa, pensò bene a non mostrare il resto 
del suo corpo. 

"Non credo che giuochino lealmente," disse 
Alice, lagnandosi, " contrastano fra loro fu- 
riosamente e non si può sentire neppure la 
propria voce — non hanno ordine nel giuoco ; 
e se ve n' è, niuno lo segue — e non potete 
credere che confusione e' è, perchè qui tutto è 

K 



122 IL CROQUET 

vivente : per esempio, ecco l' arco eh' io dovrei 
traversare, ma mi scappa via all'altra estremità 
del terreno, — e avrei dovuto fare croquet col 
riccio della Regina, ma m' è fuggito via appena 
vide il mio ! " 

" Come vi piace la Regina *? " domandò il 
Gatto a voce bassa. 

" Punto, punto ! " rispose Alice : " la è 

tanto " Ma s'accorse die la Regina le stava 

vicino, origliando, e continuò, " — abile nel 
giuocare e vincere, eh' è inutile di finire la 
partita. 

La Regina sorrise, e andò altrove. 

" Con chi parlate voi ? " domandò il Re, 
che s' era avvicinata ad Alice, ed osservava la 
testa del Gatto con molta curiosità. 

" E un amico mio — un Ghio-nagatto," 
disse Alice, " vorrei presentarlo a Vostra 
Maestà. " 

" Non mi piace punto il ceffo che ha," 
rispose il Re ; " ma può baciarmi la mano, se 
voule." 



DELLA REGINA. 123 

"Non ne Lo punto voglia," osservò il Gatto. 

" Non siate impertinente," disse il Re, " e non 
mi guardate a quel modo." E mentre parlava 
si nascondeva dietro ad Alice. 

" Un gatto può guardare un Re," osservò 
Alice, "l'ho letto in qualche libro, ma non ricordo 
quale." 

" Bene, ma bisogna cacciarlo via," disse il Re 
con voce autorevole, e chiamò la Regina che 
passava colà in quel momento, " Cara mia ! 
Vorrei che quel gatto fosse cacciato via ! " 

La Regina conosceva una sola maniera p(!r 
appianare tutte le difficoltà, grandi o piccole che 
fossero, e perciò senza neppure guardare intorno, 
gridò, " Mozzategli il capo I " 

" Andrò io stesso a cercare il boja," disse il 
Re, e andò via frettolosamente. 

Alice pensò che sarebbe bene d' andare a 
vedere come il giuoco progrediva, tanto ],)iu 
che sentì da lontano la voce della Regina 
che urlava con ira. Ella avea di già sentito 
che avea condannato nel capo tre giuoca- 

K 2 



Ì2i IL CROQUET 

tori che avevano mancato alla loro volta ; tutto 
ciò non le piaceva, percliè il giuoco era caduto 
in tale confusione che ella non sapea piìi se la 
sua volta fosse venuta o no. Andò dunque in 
cerca del suo riccio. 

Il riccio stava allora battagliando contro un 
altro riccio, ciò sembrò ad Alice una occasione 
propizia per battere a croquet V uno con l' altro 
di loro : ma v' era una difficoltà, il suo fenicòntero 
era andato all' altro lato del giardino, e Alice lo 
vide che si sforzava inutilmente di volare sopra 
un albero. 

Quando le riuscì di afferrare il fenicòntero 
e lo ricondusse sul terreno, il combattimento era 
finito, e i due ricci s' erano allontanati : " importa 
poco," pensò Alice, "poiché tutti gli archi se ne 
sono iti air altro lato del terreno." E se lo 
acconciò per benino sotto V ascella, acciocché non 
scappasse più, e ritornò al micio per riappiccicar 
con lui il discorso. 

Ma con sua sorpresa trovò una folla immensa 
intorno al Ghignagatto : il Re, la Regina, e il 



DELLA KEGINA. ^25 

boja vociavano tutti e tre insieme, e gli altri 
erano silenziosi e malinconici. 

Appena Alice apparve, i tre si appellarono a 
lei per risolvere la quistione, e le ripeterono i loro 
argomenti, parlando tutti a una volta, così che 
era difficile per lei d' intendere che volessero dire. 

L' argomento del boja era che : non poteva 
tagliare una testa se non ci fosse un corpo da 
cui mozzarla ; che non avea mai avuto a fare 
una cosa simile innanzi, e che non voleva comin- 
ciare a farne a quell' età. 

L' argomento del Ee era che : ogni essere che 
ha una testa può essere decapitato, e il boja non 
dovea dir sciocchezze. 

L' argomento della Eegina era che : se non 
si faceva presto avrebbe ordinato che tutti quelli 
che la circondavano fossero decapitati. (Era 
(pesta r osservazione che avea dato a tutti quel- 
r aria grave e piena d' ansietà.) 

Alice non seppe trovar altro a dire che, " 11 
gatto appartiene alla Duchessa : fareste bene di 
consultar lei su di ciò." 



126 



IL CROQUET 




" Ella è in prigione," disse la Regina al boja : 
" Conducetela qui." E il boja andò via come 
una saetta. 

Appena il boja sparì, la testa del Gatto andò 



DELLA REGINA. 127 

dileguandosi, e quando ritornò con la Duchessa, 
era sparita totalmente : il Re e il boja corsero 
qua e là all' impazzata per ritrovarla, mentre 
gl'invitati ritornarono a giuocare. 



CAPITOLO IX. 

STORIA BELLA FALSA-TESTUGGINE. 

" Non potete credere quanto son lieta di 
ritrovarvi, bambina mia ! " disse la Duchessa, 
mettendo amichevolmente il suo braccio in quello 
di Alice, e camminando insieme. 

Alice era lieta di rivederla in tale buon umore, 
e pensò che forse era il pepe che V avea resa tanto 
irritabile quando la vide in cucina. "Allorché 
saì'ò Duchessa," disse fra se (ma senza troppo 
sperarlo), " non voglio aver p2^7i^o pepe nella 
mia cucina. La minestra è buona anche senza. 
Chi sa che non sia il pepe che rende la gente 
cotanto piccosa ? " continuò tutta lieta d' aver 



STORIA DELLA FALSA-TESTUGGINE. 120 

scoperta una specie di nuova teoria, "è V aceto 
che la rende aspra — è la camomilla che la rende 
amara — e sono i confetti e cose simili che addol- 
ciscono il carattere de' bambini. Vorrei che si 
conoscesse ciò ; le persone non sarebbero tanto 
tirchie a darcene " 

E cosi discorrendo avea quasi dimenticata 
la Duchessa, e trasaltò quando si udì dire al- 
l' orecchio. " Cara mia, voi avete la testa ad 
altro, e dimenticate di parlare con me. Non 
potrei dirvene ora la morale, ma me ne ricorderò 
far breve." 

" Forse non ne ha," osservò cautamente 
Alice. 

" Che, che, bimba 1" disse la Duchessa. "Ogni 
cosa ha la sua morale, purché voi la possiate 
trovare." E si strinse più presso ad Alice mentre 
parlava. 

Ad Alice non piacque V esser così stretta con 
lei, primo perchè la Duchessa era bruttissima, 
secondo, perchè per la sua altezza ella appoggiava 
il mento sulla spalla d' Alice, ora quel mento era 



130 STORIA DELLA 

spiacevolmente acuto ! Ma pure non volle essere 
scortese, e sopportò quella noja come meglio 
potè. 

" Il giuoco va meglio ora, " disse così per 
alimentare la conversazione. 

" Eh sì," rispose la Duchessa : " e questa n' è 
la morale : — 

' E amore — è aìrwre — è il pazzeron e?' amore 
CJie fa girare il mondo, — ed il mio cuore !'" 

" Ma qualcheduno ha detto invece, " bis- 
bigliò Alice, "se ognuno badasse alle proprie 
faccende il mondo girerebbe meglio," 

" Bene ! L' una vale 1' altra," disse la Duchessa, 
e mentre conficcava il suo mento acuto nelle 
spalle d' Alice, continuò, " e la morale di ciò la 
è questa — ' Guardate al franco ; gli spiccioli si 
guarderanno da se.'" 

" Come si diletta a trovar la morale in ogni 
cosa ! " pensò Alice. 

" Scommetto che siete sorpresa perchè non 



FALSA-TESTUGGINE. 



131 



vi cingo la vita col mio braccio," disse la 
Duchessa dopo qualche istante, " ma gli è perchè 
non so che razza d' umore abbia il vostro feni- 
còntero. Pacciamo la prova?" 
"Potrebbe mor- 






^f.y$^ 




dervi, " rispose 
Alice, che non ne 
voleva di quelli 
esperimenti. 

" E vero," disse 
la Duchessa : " i 
fenicònteri e la 
senape pizzicano 
entrambi, e la 
morale è questa 
— ' Chi si rassem- 
bra s' assembra.' " 

"Ma la senape 



non è un uccello," osservò Alice. 

" Bene, come sempre," disse la Duchessa : " voi 
dite ogni cosa assai benino ! " 

"È un minerale, credo,'' disse Alice. 



132 STOKIA DELLA 

"Certo," rispose la Duchessa, che pareva desi- 
derasse d' acconsentire a tutte le cose che diceva 
Alice ; " qui vicino e' è una grande miniera di 
senape^ E la morale di ciò è questa — ' La miniera 
è la maniera Di gabbar la gente intiera.' '' 

" Oh lo so ! " sclamò Alice, che non aveva 
badato alle parole della Duchessa, " è un vegetale. 
Non ne ha 1' apparenza, ma lo è." 

" Proprio così/' disse la Duchessa, " e la 
morale di ciò è questa — ' Siate quello che volete 
parere ' — o se volete che ve lo dica piìi sempli- 
cemente — ' Non vi crediate mai d' essere altra se 
non quella che apparite ad altri d' essere o d' es- 
sere stata che possiate essere, e V esser non è 
altro che l' essere di quell' essere eh' è 1' essere 
dell' essere, e non altrimenti.' " 

" Credo che l' intenderei meglio, " disse Alice 
con molta garbatezza, " se me la scriveste, ma 
non posso seguirvi con la mente quando la dite." 

" Questo è nulla rimpetto a quel che potrei 
dire, se ne avessi voglia," soggiunse la Duchessa, 
contenta come una pasqua. 



FALSA-TESTUGGINE. 133 

" Non v' incomodate a dirne di più lunghe 
di quella che avete recitata or ora," disse 
Alice. 

" Che incomodo ! " rispose la Duchessa. " Vi 
fo un regalo di tutto ciò che ho detto sino ad 
ora. 

"E un regalo che costa niente," pensò Alice. 
" Buono che non fìinno di que' regali ne' giorni 
natalizii ! " Ma non osò dir questo a voce 
alta. 

" Sempre meditabonda ?" domandò la Duchessa, 
mentre affondava quel suo mento acuminato sul- 
r omero della bambina. 

" Ho ben di che 1 " rispose vivamente Alice, 
perchè cominciava a sentirsi annoiata. 

E la Duchessa, " Come i porci ne hanno di 
volare : e la mo — — ■" 

Qui, con gran sorpresa d' Alice, la voce della 
Duchessa andò morendo e si spense in mezzo 
alla parola ' morale ' che tanto gradiva ; il braccio 
eh' era nel suo cominciò a tremare. Alice alzò 
gli occhi, e vide che la Eegina stava davanti ad 



134 STORIA DELLA 

esse, le braccia conserte, accigliata e spaventevole 
come un uragano. 

" Maestà, che bella giornata ! " balbettò la 
Duchessa con voce debole e fioca. 

" Vi dò a tempo un avvertimento," tuonò la 
Eegina, battendo fieramente il terreno col piede ; 
" o voi o la vostra testa dovramio abbandonare 
il giardino, e ciò subito ! Scegliete 1 " 

La Duchessa scelse, e fuggi via in un attimo. 

" Eitorniamo al giuoco," disse la Eegina ad 
Alice, ma Alice era troppo spaventata, non osò 
rispondere, e la seguì lentamente sul terreno. 

GÌ' invitati intanto, profittando dell' assenza 
della Eegina, si riposavano all' ombra : però 
appena la videro ricomparire, ritornarono ai posti 
loro ; la Eegina fece soltanto capir loro che se 
avessero ritardato un momento avrebbero perduta 
la vita. 

Mentre giuocavano, la Eegina continuava a 
querelarsi con altri giuocatori, gridando sempre 
" Mozzategli il capo ! " oppure " Mozzatele il 
capo 1 " Coloro eh' erano sentenziati a morte, 



FALSA-TESTUGGINE. 135 

erano guardati da soldati che doveano cessare di 
servire d' archi al giuoco, e così in meno di mez- 
z' ora, non e' erano più archi, e tutt' i giuocatori, 
eccettuati il Re la Regina ed Alice, erano 
guardati e condannati nel capo. 

Finalmente la Regina lasciò il giuoco, tutta 
sbuffante ed anelante, e disse ad Alice, " Hai 
veduto la Falsa-Testuggine ì " 

" Nò," disse Alice. " Non so neppure che sia 
la Falsa-Testuggine." 

" E quella con cui si fa la minestra di 
falsa Testuggine," disse la Regina. 

" Non ne ho mai veduto, ne udito parlare," 
soggiunse Alice. 

" Vieni dunque," disse la Regina, " ed essa 
ti racconterà la sua storia," 

Mentre andavano insieme, Alice sentì che il 
Re diceva a voce bassa a tutt' i condannati, " Fo 
ofrazia a tutti." " Oh, ne son lieta ! " disse fra 
se Alice, perchè sapete, la nostra fanciulla era 
mestissima vedendo tanta gente condannata a 
morte dalla Regina. 



136 



STOKIA DELLA 




-vi^A;^''-5^sr^ 






Tosto giunsero vicino a un Grifone, accocco- 
lato e dormente al sole. (Se voi non sapete 
che è il Grifone, guardate la vignetta.) " Su, 
su, pigro ! " disse la Regina, " conducete questa 
fanciulla a vedere la Falsa-Testuo-o-ine che le 
farà il .-acconto della sua vita. Quanto a me 
debbo tornare indietro per fare eseguire alcune 
sentenze di morte ; " e andò via, lasciando Alice 
sola col Grifone. Non piacque ad Alice l' as- 
petto della bestia, ma poi riflettendo che il 



FALSA- TESTUGGINE. 137 

rimaner col Grifone non era tanto pericoloso 
per lei quanto il rimanere con quella selvaggia 
Kegina, stette lì, ed aspettò. 

Il Grifone si levò, si stropicciò gli occhi, 
aspettò elle la Kegina sparisse totalmente e poi 
si mise a sghignazzare. " Che commedia ! " 
disse il Grifone, parlando un po' a se stesso, un 
po' ad Alice. 

" Qual' è la commedia t " domandò Alice. 

" I^ lei stessa," soggiunse il Grifone. " È un 
ruzzo che ha in testa : ma le teste non son mai 
mozzate per ciò. Venite ! " 

" Qui ognuno comanda ' Venite ! ' " osservò 
Alice, mentre lo seguiva lentamente. "Non sono 
stata mai così comandata in tutta la mia vita ! " 

Non si erano di molto inoltrati quando videro 
a una certa distanza la Falsa-Testuggine, che 
sedeva mesta e soletta sull' orlo d' una rupe, ed 
essendosi avvicinati un poco più, Alice senti 
che sospirava come se le si spezzasse il cuore. 
Ella n' ebbe compassione. " Perchè si duole ? " 
domandò al Grifone, e il Grifone rispose un 

L 



138 STORTA DELLA 

po' SU un po' giù come dianzi, " E un ruzzo 
che ha in testa, non ha dolore di sorta. Venite I " 

E andarono verso la Falsa-Testuggine, che li 
riguardò con certi occhioni ripieni di lagrime, 
ma senza far motto. 

" Questa fanciulla," disse il Grifone, " vorrebbe 
sentire la vostra storia, vorrebbe," 

" Gliela racconterò," rispose la Falsa-Testug- 
gine con voce profonda e sepolcrale. " Sedete, 
e non dite una parola sin che io abbia ter- 
minato." 

E sedettero, e per qualche minuto, ninno 
fiatò. Intanto Alice osservò fra sé, "Non so 
come mai terminerà, se non comincia mai." Ma 
aspettò pazientemente. 

"Una volta," disse finalmente la Falsa- 
Testuggine con un gran sospirone " io era una 
vera Testuggine." 

Quelle parole furono seguite da un altro 
lunghissimo silenzio, interrotto soltanto da 
qualche " Hjckrrh 1 " dal Grifone e da' singhiozzi 
continui della Falsa-Testuggme. Alice stava 



FALSA-TESTUGGINE. 



139 




per levarsi e dirle, " Grazie della vostra storia 

interessante," quando riflettè che essa doveva dire 

qualche cosa di più, e sedette tranquillamente, 

senza far motto. 

L 2 



140 STORIA DELLA 

"Quando eravamo piccini," continuò la Falsa- 
Testuggine, un poco piìi quieta, ma sempre sin- 
ghiozzando, " andavamo a scuola, al mare. I^a 
maestra era una vecchia Testuggine — e noi la 
chiamavamo Tartaruga " 

" Perchè la chiamavate Tartaruga se non era 
tale V domandò Alice, 

" La chiamavamo Tartaruga perchè e' insegnava 
a tartagliare, " disse la Falsa-Testuggine con 
dispetto : " Avete poco comprendonio 1 " 

" Vi dovreste vergognare di far questioni tanto 
semplici," aggiunse il Grifone ; e poi zittirono, 
ed entrambi fissarono gli occhi sulla povera Alice 
che le pareva sprofondarsi sotterra. Finalmente 
il Grifone disse alla l'alsa-Testuggine, " Va 
innanzi, comare ! Ma non andar per le lunghe, 
sai ! " E così continuò : 

" Andavamo a scuola al mare, benché voi non 
lo crediate " 

"Non ho mai detto ciò!" interruppe Alice. 

" Ma sì," tuonò la Falsa-Testuggine. 

" Zitta ! " soggiunse il Grifone pria che Alice 



FALSA-TESTUGGINE. 141 

avesse potuto rispondere. La Falsa-Testuggine 
continuò : 

''Noi fummo educate benissimo — in fatti 
andavamo a scuola ogni giorno — - — " 

" Aìich' io andava a scuola ogni giorno," disse 
Alice ; " non bisogna vantarsi per cosi poco." 

" E avevate degli extra ? " domandò la Falsa- 
Testuggine con qualche ansietà. 

" Sì," rispose Alice, " imparavamo il Francese 
e la musica." 

" E il bucato ? " disse la Falsa-Testuo^o-ine. 

" No, davvero 1 " disse Alice tutta corrucciata. 

" Ah ! La vostra dunque non era una buona 
scuola," disse la Falsa-Testuggine, come se si sen- 
tisse sollevata. " Nella nostra, e era alla fine 
del programma : ' Extra : Francese, musica, e 
bucato.' " 

" Ma non ne avevate bisogno," disse Alice ; 
" voi vivevate nel fondo del mare." 

"Non ho avuto mai mezzi per impararlo," 
soggiunse sospirando la Falsa-Testuggine. " Così 
seQ;uii soltanto i corsi ordinarii." 



U2 STORIA DELLA 

" Cioè ? " domandò Alice. 

" A Reggere e Stridere prima di tutto/' rispose 
la Falsa-Testuggine : "e poi le diverse operazioni 
dell' Aritmetica — Ambizione, Distrazione, Brutti- 
fi cazione, e Derisione." 

"Non ho mai sentito parlare di ^ Bruttifica- 
zi07ie/" disse Alice. "Ch'è mai?'" 

Il Grifone levò le due zampe all'aria in segno 
di sorpresa e sclamò : *' Mai sentito parlare di 
hruttijìcazione ! Ma sapete che significa hellifica- 
zione, eh ? " 

" Sì," rispose Alice, ma un pò dubbiosa : " si- 
gnifica — rendere — qualche cosa — più bella." 

" Ebbene," continuò il Grifone, " se non sapete 
che significa bruttificare voi siete una sciocca." 

Alice non si vedeva incoraggiata a fare altre 
domande, cosi si rivolse alla Falsa-Testuggine, e 
disse, " Che altro dovevate imparare ? " 

"Ecco, c'era la Stoia," rispose la Falsa-Testug- 
gine, contando i soggetti ad uno ad uno sulle 
natatoie — "la Stoia antica e moderna con la 
Girografia : poi il Disdegno — il Maestro di Dis- 



FALSA-TESTUGGINE. 143 

degno era un vecchio grongo, e veniva una volta 
la settimana : e' insegnava il Disdegno, il Pas- 
saggio, e la Frittura ad Occhio." 

" E questa a che rassomigliava ella ? " disse 
Alice. 

" Non ve la potrei mostrare," rispose la Falsa- 
Testuggine, " perchè vedete, son tutto d' un 
pezzo. E il Grifone non 1' ha mai imparata." 

" Non ebbi tempo," rispose il Grifone : " ma 
studiai le lingue classiche, e bene. Ebbi per 
maestro un vecchio granchio, sapete." 

" Non andai mai da lui," disse la Falsa- 
Testuggine con un sospiro : "mi dissero che in- 
segnava Catino, e Gretto." 

" Proprio così," disse il Grifone, sospirando 
anche lui, ed entrambe le bestie nascosero la fac- 
cia fra le zampe. 

" Quante ore di lezione avevate al giorno ? " 
disse Alice prontamente, per mutare argomento. 

" Dieci ore il primo giorno," rispose la Falsa- 
Testuggine : " nove il secondo, e così discor- 
rendo." 



144 STOKIA DELLA FALSA-TESTUGGINE. 

" Che metodo curioso ! " sclamò Alice. 

" Ma è questa la ragione perchè si chiamano 
lezioni," osservò il Grifone : " perchè soffrono 
lesioni oorni giorno." 

Era nuova quell' idea per Alice, e ci pensò su 
un poco prima di fare quest' altra osservazione. 
" Allora avevate vacanza l' undecimo sjiorno ? " 

"S'intende," disse la Falsa-Testuggine. 

"E come facevate nel duodecimo?" domandò 
vivamente Alice. 

Ma il Grifone l'interruppe, e disse con voce 
risoluta, "Basta in quanto alle lezioni: dille ora 
qualche cosa dei giuochi." 



CAPITOLO X. 

LA CONTRADDANZA DE' GAMBERI. 

La Falsa-Testuggine die fuori un gran so- 
spiro e passò il rovescio d' una natatoia sugli occhi. 
Riguardò ad Alice e cercò di parlare, ma per 
qualche istante i singhiozzi glielo impedirono, 
" Ei pare eh' abbia un osso a traverso della gola," 
disse il Grifone, e si accinse a scuoterla e a 
batterle la schiena. Finalmente la Falsa-Testug- 
gine ricoverò la voce, e con le lagrime che gli 
colavano sulle guancie, riprese il discorso : — 

" Forse voi non siete vissuta lungo tempo ne] 
fondo del mare " — (" Nò, certo," disse Alice) — 
" e forse non siete stata mai presentata a un 
Gambero" — (Alice stava per dire " Una volta 



146 LA CONTRADDANZA 

gustai " ma inghiottì la frase, e disse, " Nò 

mai ") — " cosi voi non potete farvi una idea della 
bellezza d' una contraddanza de' Gamberi ! " 

" Nò, davvero," rispose Alice. " Ma eli' è 
mai la contraddanza de' Gamberi ?" 

" Ecco," disse il Grifone, " prima di tutto si 
forma una linea lunghesso la spiaggia " 

" Due linee ! " gridò la Falsa - Testuggine. 
*' Foche, testuggini di mare, salmoni e simili : 
poi quando avete tolti via della spiaggia i polipi 
viscosi " 

" E ciò fa perdere molto tempo," interruppe il 
Grifone. 

" voi fate un avant-deux." 

" Ognuno avendo un Gambero per cavaliere," 
gridò il Grifone. 

" Eh, già ! " disse la Falsa-Testuggine : " voi 
fate un avant-deux, poi un hala,ncé " 

" ■ scambiate i Gamberi, e ritornate en 



flace" continuò il Grifone. 

"E poi, capite?" continuò la Falsa-Te- 
stuggine, " voi scaraventate i " 



DE GAMBERI. 147 

" I Gamberi ! " urlò il Grifone, saltando come 
un matto. 

" nel mare con tutta la vostra forza " 

" Indi nuotate dietro a loro ! " strillò il 
Grifone. 

" Fate una capriola nel mare ! " gridò la Falsa- 
Testuggine, saltellando mattamente qua e là. 

" Scambiate di nuovo i Gamberi ! " vociò il 
Grifone a squarciagola. 

" Eitornate a terra di nuovo, e — e questa è la 
prima figura," disse la Falsa - Testuggine, abbas- 
sando la voce tutt' a un tratto, e le due bestie 
elle pur dianzi saltavano follemente, si sdraiarono 
meste, silenziose, e guardarono Alice. 

" Debb' essere una gran bella contraddanza, 
cotesta," disse timidamente Alice. 

" Ne vorreste avere un saggio ? " domandò la 
Falsa-Testuggine. 

" Mi piacerebbe di molto," disse Alice. 

" Animo dunque, facciamo la prima figura ! " 
disse la Falsa-Testuggine al Grifone. " Possiamo 
farla senza Gamberi, sapete. Chi canterà ? " 



148 



LA CONTRADDA.XZA 




■-'''■>-/^- 



" Cantate voiy' disse il Grifone. " Io ho di- 
menticate le parole." 

E cominciarono a ballare gravemente intorno 
ad Alice, pestandole i piedi quando le si avvici- 
navano troppo, e battendo il tempo con le zampe 
davanti, mentre la Falsa-Testuggine cantava adagio 
adagio, e mestamente : 



DE GAMBERI. 149 

Nasci disse a Lumaca — " Cammina un pò più lesta, 
Che un Porcellin di mare — la coda mi calpesta ! — 
Già Gamberi e Testùdi — sen vengono a fidanza, 
E asiMtano il segnale — per cominciar la danza. 

Volete voi, volete, — volete voi ballare? 

Volete voi, volete, — co' Gamberi danzare? 



" Che gioja ! che delizia ! — Innanzi e indietro andremo ; 
Nel mar scaraventati — co' Gamberi saremo ! " 
Rispose la Lumaca : — " Oimè ! gli è un pò lontano ! 
A me non piace un ballo — cotanto ardito e strano ! " 

Volete voi, volete, — volete voi ballare ? 

Volete voi, volete, — co' Gamberi danzare ? 



"Clic male!" gli rispose — il candido Nasello, 
" Di là e' è un' altra sponda — e è un suolo assai più 
bello ; 
Dall' Adria cdla Dalmazia — -faremo un salto audace, 
Oh non temer, carina, — sta quieta e vivi in pace ! 
Volete voi, volete, — volete voi ballare? 
Volete voi, volete, — co Gamberi danzare ? " 



lóO LA CONTRADDANZA 

" Grazie tante ! è una bella contraddanza," 
disse Alice, lieta che fosse finita ; " e poi quel 
canto curioso del Nasello mi piace tanto ! " 

" A proposito dei Naselli," disse la Falsa- 
Testuggine, " essi sono — voi ne avete veduti, non 
e vero ? 

" Sì," rispose Alice, " li ho veduti spesso a 
tavo " e inghiottì il resto della parola. 

" Non so dove sia Tavo," disse la Falsa-Testug- 
gine, " ma se voi li avete veduti spesso, sapete 
che cosa sono." 

" Lo credo," rispose Alice, raccorgendosi. 
" Hanno la coda in bocca, e son tutti coperti di 
pan grattato." 

" V ingannate in quanto al pan grattato," 
soggiunse la Falsa - Testuggine : " le miche di 
pane sparirebbero nel mare. Ma essi hanno però 

la coda in bocca ; e la ragione è questa " e 

qui la Falsa-Tartaruga sbadigliò, e chiuse gli 
occhi. — " Ditegliela voi la ragione," chiese al 
Grifone. 

" La ragione è la seguente," disse il Grifone, 



DE GAMBERI. 151 

" essi vollero andare al ballo co' Gamberi ; e 
così furono buttati nel mare ; e così fecero il 
capitombolo molto al di là ; e così si attaccarono 
la coda in bocca ; e così non potettero distaccar- 
sela più ; e questo è quanto." 

" Grazie," disse Alice, " davvero è interes- 
sante. Non ne seppi mai tanto intorno a' na- 
selH." 

" Presto, fateci un racconto delle vostre avven- 
ture," disse il Grifone. 

" Ve ne potrei raccontare cominciando da 
stamane," disse Alice assai timidamente ; " ma è 
inutile raccontarvi quelle di ieri, perchè — ieri io 
era tutt' altra persona." 

" Oh ! spiegateci ciò," disse la Falsa-Testuggine. 

" No, no ! prima le avventure," sclamò il 
Grifone, impaziente : "le spiegazioni sono lungag- 
gini nojose." 

Così Alice cominciò a raccontar loro i casi 
suoi sin dal momento che incontrò il Coniglio 
bianco : ma bentosto cominciò a sentire un poco 
di paura che le due bestie le si erano appiccicate 



152 LA CONTRADDANZA 

ai fianchi, slargando gli occhi e spalancando le 
bocche, però in pochi istanti la piccina si riebbe 
dal timore. I suoi uditori si mantennero quieti 
sino a che ella giunse alla ripetizione del 
" Guglielmo, tu sei vecchio,'' da lei fatta al 
Bruco, e siccome le parole le uscivano tutte 
diverse dal vero originale, la Falsa-Testuggine die 
fuori uno de' suoi sospironi, e disse, " E curioso 
davvero ! "' 

" E curioso come la curiosità," sciamò il Grifone. 

"E uscito fuori tutto diverso!" soggiunse la 
Falsa-Testuggine dopo averci riflettuto sopra. 
"Vorrei che ella ci recitasse qualche cosa ora. 
Dille che cominci." E guardò il Grifone pensando 
ch'egli avesse autorità sopra Alice. 

" Levatevi," disse il Grifone, " e ripeteteci la 
canzona piemontese ' Trenta quaranta 

" Oh come queste bestie comandano ! e fanno 
recitar le lezioni ! " pensò Alice. " Sarebbe lo stesso 
per me che fossi a scuola." Ciò non di meno 
si levò, e cominciò a ripeter quel Canto ; ma la 
sua testolina era tanto piena di Gamberi e di 



DE GAMBERI. 



153 



Contraddanze, die non sapea che si dicesse, e i 
versi usciron fuori assai male : — 



" Son trenta e son quaranta" — il Gambero già canta 
" M" han troppo abbrustolito — mi voglio incipriare, 
J^n faccia a questo specchio — mi voglio spazzolare, 
E voglio rivoltare — e piedi e naso in su ! " 

" Ma cotesto 
costì gli è diverso 
da quello eh' io 
recitava quando 
era bimbo," disse 
il Grifone. 

" Non r lio mai 
sentito prima," 
osservò la Falsa- 
Testuggiue ; "ma 
gli è sciocco oltre- 
misura." 

Alice non ri- 
spose ; ma sedette 
con la faccia na- 




M 



154 LA CONTRADDANZA 

scosta fra le mani, pensando se mai le cose 
tornassero una volta al loro corso naturale. 

" Vorrei che me lo spiegaste," domandò la 
Falsa-Testuggine. 

" Non sa spiegarlo," disse il Grifone : " Co- 
minciate la seconda strofa." 

" A proposito di piedi," continuò la Falsa- 
Testuggine. " Come poteva egli rivoltarli, e col 
naso per giunta ? " 

" E la prima posizione nel ballo," disse Alice ; 
ma era talmente imbarazzata con quell' argomento, 
che non vedeva il momento di mutar soojQfetto. 

" Continuate la seconda strofa," replicò il 
Grifone con impazienza; "comincia ^Bianca la 
sera! " 

Alice non osava disubbidire, benché fosse sicura 
che la reciterebbe tutt' al rovescio, e disse con 
voce tremante : — 

" Bianca la sera appare — nel lor giardini, in fretta. 
Mangiavano un pasticcio — /' ostrica e la civetta — " 

" Perchè recitarci tutte coteste sciocchezze ? " 



de' gamberi. 155 

interruppe la Falsa-Testuggine, " se non ce ' le 
spiegate ì E una vera Babelle di confusione 1 " 

" Sì, fareste meglio di smettere," disse il 
Grifone, e Alice fu lieta di terminare quella 
filastrocca. 

" Vogliamo provare un' altra figura della 
contraddanza de' Gamberi ? " continuò il Grifone. 
" preferireste invece una canzona dalla Falsa- 
Testuggine v 

" Oh sì, una canzona, se la Falsa-Testuggine 
vorrà cantarcela," rispose Alice, ma con tanta 
premura che il Grifone gridò con una voce di 
bestia offesa. " Ah ! Chi può spiegare i gusti 
altrui ? Compare, cantaci la canzona della 
Zwppa di Testuggine." 

La Falsa-Testuggine sospirò profondamente, e 
con voce talvolta soffocata da singhiozzi, cantò 
così : — 

" Astro di sera ! verdeggiante e ricca 
Zuppa che fumi in concava zuppiera ! 
In te rapito il cucchiaion si ficca, 
E ne riempie una scodella intiera ! 
M 2 



156 LA CONTRADDANZA 

Astro di sera ! deliziosa Zuppa ! 

In te il mio pan s' inzuppa ! 

E di te canto — o Zup — pai — 

Canto alV Astro di sera; 
Canto la tua bontà, civile Zuppa ! 

" Astro di sera ! E chi sarà lo sciocco 
Che a te preferirà sia pesce o caccia, 
S' ei di te può comprarne anche un baiocco 
Per lavarsi lo stomaco e la faccia ? 
Astro di sera ! deliziosa Zuppa ! 

In te il mio pan s' inzuppa ! 

E di te canto — o Zup — pa ! 

Canto air Astro di sera ; 
Canto la tua honTA CI— VILE ZUPPA!" 

" Bis il Coro ! " gridò il Grifone, e la Falsa- 
Testuggine si preparava a ripeterlo, quando s' udì 
lina voce in distanza : " Comincia U processo ! " 

" Vieni, vieni ! " gridò il Grifone, e prendendo 
Alice per n^ano, fuggì con lei, senza aspettar la 
fine del coro? 

" Che processo ? " domandò Alice, tutta 
f:),fFannata mentre fuggiva, ma il Grifone rispose 



DE GAMBEKI. 157 

soltanto " Vieni ! " e scappava più lesto, mentre 
il vento portava sempre più debolmente alle loro 
oreccliie l'eco fuggevole delle parole soavi e 
malinconiche : — 

" Canto all' Astro di sera ; 
Vanto la tua bon — ta ci — vile — Zu^ipa ! " 



CAPITOLO XI. 

CHI HA RUBATO LE TORTE ? 

E GIUNSERO ; e videro che il Re e la Regina 
di Cuori erano seduti in trono, circondati da 
una gran folla composta di uccellini, di bestioline 
e da tutto il mazzo di carte : il Fante stava 
davanti, incatenato, con un soldato a destra e 
un altro a sinistra : presso al Re stava il Coniglio 
bianco con la tromba in una mano, e un ruotolo 
di pergamene nell'altra. Nel mezzo della corte 
c'era una tavola, con un gran piatto di torte le 
quali sembravano tanto buone che risvegliarono 



CHI HA RUBATO LE TOllTE 1 159 

r appetito ad Alice — " Vorrei che finissero presto 
il processo," pensò Alice, "e che ci servissero 
quelle buone torte ! " Ma siccome non ce n' era 
neppure la speranza allora, ella cominciò a guar- 
dare tutt' intorno per uccidere il tempo. 

Alice non era stata mai in un tribunale, 
ma ne avea letto alcunché ne' libri, e fu lieta di 
poter chiamare per nome tutti coloro che vedea. 
" Quegli è il giudice," disse fra se, " perchè porta 
quel gran parruccone." 

E il giudice non era altro che il Re, e 
siccome portava la corona sopra la parrucca 
(guardate il frontespizio per averne un' idea), 
era un poco imbarazzato ; certo non gli andava 
bene. 

" E quello è il seggio de' giurati," osservò 
Alice, " e quelle dodici creature," (disse " crea- 
ture," capite, perchè alcune erano bestie, ed altre 
uccelli), " credo che sieno i giurati." E ripetè 
queste parole un pajo di volte, fiera del suo 
sapere, poiché pensò, e ne avea ben d' onde, che 
pochissime ragazze dell' età sua sapessero ciò. 



160 CHI HA EUBATO 

I dodici giurati erano occupatissimi a scrivere 
sulle lasagne. " Che cosa fanno ? " bisbigliò Alice 
air orecchio del Grifone. " Non possono aver 
nulla da scrivere, perchè il processo non è ancora 
cominciato." 

" Scrivono i loro nomi," bisbigliò in risposta 
il Grifone : " temono di scordarsene pria che il 
processo sarà finito." 

"Sciocchi!" gridò Alice con voce disde- 
gnosa, ma si fermò subito perchè il Coniglio 
bianco, sclamò, " Silenzio nel Tribunale 1 " e il Ee 
inforcò gli occhiali e si mise a riguardare ansiosa- 
mente in ogni parte per vedere chi parlasse. 

Alice vedeva così bene come se fosse stata dietro 
le loro spalle, che scrivevano " sciocchi," sulle 
loro lavagne : osservò altresì che uno di loro 
non sapeva sillabare "sciocchi," e domandava al 
suo vicino come dovea compitarlo. " Che am- 
masso di scarabocchi faranno sulle lavagne pria 
che il processo sia terminato ! " pensò Alice. 

Uno de' giurati aveva una matita che scric- 
chiolava. Alice non la poteva soffrire, e perciò 



LE TORTE ? 161 

girò intorno al Tribunale, giunse alle spalle di lui 
e colse tosto il destro per strappargliela. Ciò fece 
con tale lestezza che il piccolo giurato (era Tonio, 
la Lucertola) non seppe che fosse della sua ma- 
tita ; girò qua e là per ritrovarla, ma invano, ' 
perciò dovette rassegnarsi a scrivere col dito in 
tutto il resto della giornata. Ciò valse poco, 
perchè il dito non lasciava traccia alcuna sulla 
lavagna. 

" Usciere, leggete 1' atto d' accusa ! " disse il 
Re. 

Allora il Coniglio die tre squilli di tromba, poi 
aprì il ruotolo delle pergamene, e lesse cosi : — 

"La Regina di Cuori 
Fh delle torte in un lei dì d' està : 

L' empio Fante di Cuori 
Rubò le torte ; e certo, a morte andrà, ! " 

" Ponderate il vostro verdetto," disse il Re 
a' giurati. 

" Non tanta fretta ! " interruppe vivamente il 
Coniglio. " Vi son molte cose da fare prima ! " 



162 



CHI HA RUBATO 




" Chiamate il primo testimonio," disse il Ee ; 
e il Coniglio bianco die tre squilli di tromba, 
e gridò : "Il primo testimonio ! " 

Ora il primo testimonio era il Cappellaio. 
Venne con una tazza di tè in una mano, una fetta 
di pane col burro nell' altra. " Domando per- 



LE TORTE i 163 

dono alla Maestà Vostra," disse, " se vengo così 
impacciato ; ma il fatto sta eh' io non avea 
finito ancora di prendere il tè quando fui chia- 
mato." 

" Avreste dovuto finirlo," rispose il Re. 
" Quando avete cominciato a prenderlo ? " 

Il Cappellaio guardò la Lepre-marzolina che 
r avea seguito al Tribunale andando a braccetto 
col Ghiro. " Credo, al quattordici di Marzo," 
disse il Cappellaio. 

" Al quindici," sclamò la Lepre-marzolina. 

"Al sedici," soggiunse il Ghiro. 

"Notate queste cose," disse il Re ai giurati, 
e questi si misero a scrivere con molta premura 
e tre date, sopra le lavagne, e poi le sommaronol 
riducendole a lire e centesimi, 

" Cavatevi il cappello," disse il Re al Cap- 
pellaio. 

" Non è mio," rispose il Cappellaio. 

" £ imbato ! " sclamò il Re, rivolto a' giurati, 
i quali subito presero nota del delitto. 

" Ne tengo per venderli," soggiunse il Cap- 



164 OHI HA RUBATO 

pellaio per spiegare il fatto : " Non ne ho di 
mio. Sono un cappellaio." 

Qui la Regina inforcò gli occhiali, guardò fie- 
ramente il Cappellaio che allibbi di paura. 

" Eendete la vostra testimonianza," disse il 
Re ; "e non siate spaventato, altrimenti vi farò 
subito mozzare il capo.' 

Queste parole non incoraggirono punto il te- 
stimone : ei non si reggeva piii in gambe ; guar- 
dava ansiosamente la Regina, e confuso, morsicò 
un bel pezzo del labbro della tazza, invece del 
pane col burro. 

Giusto allora Alice provò una sensazione 
curiosissima, che la riempì di sorpresa, sino a 
che potette rendersene ragione : ella cresceva di 
nuovo ; pensò che sarebbe stato bene per lei 
di lasciare il Tribunale, ma poi riflettendoci su, 
volle restare, almeno sino a che vi fosse 
spazio per lei. 

"Vorrei che non pigiaste tanto," disse il 
Ghiro che. le sedeva vicino. "Posso appena 
respirare." 



LE TORTE? 165 

" Non posso fare a meno/' rispose soave- 
mente Alice : " Vedete, sto crescendo." 

" Voi non avete nessun dritto di crescere 
qui," urlò il Ghiro. 

" Non dite delle scioccliezze," gridò Alice, 
" sapete che anche voi crescete." 

" Sì, ma non tanto," soggiunse il Ghiro : 
" IO non cresco a quel modo ridicolo." E bor- 
bottando fra se, si alzò, e andò a mettersi 
air altro lato del Tribunale. 

Intanto la Eegina non avea mai sviato il 
suo sguardo feroce dal Cappellaio, e mentre il 
Ghiro traversava la sala del tribunale, disse ad 
un usciere, " Recatemi la lista de' cantanti nel- 
r ultimo concerto ! " A queste parole il Cap- 
pellaio tremò a verghe, così che le scarpe gli 
scappavano da' piedi. 

" Rendete la vostra testimonianza," ripetè 
fieramente il Re, " o vi farò mozzare il capo, 
poco importa che tremiate o no." 

" Maestà, sono un povero sventurato," 
cominciò il Cappellaio con voce trem.ante, " ed 



166 



CHI HA RUBATO 



ho appena cominciato a prendere il tè — non è 
ancora una settimana — e in quanto al pane col 



burro che 
pressata." 



SI 



assottiglia — e alla testa sop- 



" Che soppressata ?" 
sclamò il Ee. 

"La testa soppres- 
sata cominciò col tè/' 
rispose il Cappellaio. 

"Sicuro che 'testa' 
comincia con un T ! " 
disse ^dvamente il Re. 
" M' avete voi preso 
per un gonzo ? An- 
date via ! " 

" Sono un povero 
sventurato," continuò 
il Cappellaio, " e dopo il tè, tentennavano tutti, 

— solo la Lepre-marzolina disse " 

" Non dissi niente ! " interruppe con impeto 
la Lepre-marzolina. 

" Lo diceste ! " disse il Cappellaio. 




LE TORTE ? 167 

" Lo nego ! " replicò la Lepre-marzolina. 

" Lo nega," disse il Ee : " ebbene lasciate 
andare." 

*' Bene, ad ogni modo il Ghiro disse " 

e il Cappellaio lo guardò per vedere s' egli pure 
volesse dargli una mentita : ma il Ghiro non 
negava, dormiva profondamente. 

" Dopo ciò," continuò il Cappellaio, " mi 
preparai un' altra fetta di pane col burro " 

" Ma che cosa disse il Ghiro 1 " domandò 
un giurato. 

" Non me lo posso ricordare," disse il Cap- 
pellaio. 

" Voi dovreste ricordarlo," osservò il Re, 
"se no vi farò mozzare il capo." 

Il misero Cappellaio si lasciò cadere la tazza, 
il pane col burro, e le ginocchia a terra, e 
sclamò : " Maestà, sono un povero mortale ! " 

*' Siete un povero oratore" disse il Re. 

Qui un porcellino d' India die un applauso, 
ma subito fu soppresso dagli uscieri del Tri- 
bunale. (Ed ecco come fecero : presero un sacco 



168 CHI HA RUBATO 

di canavaccio con de' legacci all' orlo ; vi gitta- 
ron giìi capovolto il porcellino d' India, e poi 
vi si sedettero sopra.) 

" Son contenta d' aver veduto ciò," pensò 
Alice. " Ho letto tante volte ne' giornali, alla 
fine de' processi, * Vi fu un tentativo d' appro- 
vazione che fu subito soppresso dagli uscieri 
del Tribunale,' ma sino ad ora non potetti mai 
comprendere che volesse dire." 

"Se è questo tutto quel che sapete, voi 
potete ritirarvi," continuò il Ee. 

Qui un altro porcellino d' India die un ap- 
plauso, ma fu soppresso. 

" Addio, porcellini d' India ! non vi vedrò 
più ! " disse Alice. " Ora le cose andranno 
meglio." 

" Vorrei piuttosto finire il mio tè," disse il 
Cappellaio, riguardando con ansietà la Regina, 
la quale leggeva la lista de' cantanti. 

" Potete andare," disse il Re, e il Cappellaio 
fuggì dal Tribunale, senza nemmeno rimettersi 
le scarpe. 



LE TORTE 



1(59 



" e mozzategli il capo fuori/' sog- 
giunse la Eegina indirizzandosi ad un ufficiale ; 




ma il Cappellaio era sparito dalla vista, pria 
che r ufficiale giungesse alla porta. 

" Chiamate V altro testimonio I " gridò il Ee. 
. Era la cuoca della Duchessa. Aveva la 
pepaiola in mano, e Alice indovinò chi fosse, 
anche prima che entrasse nel Tribunale, perchè 
tutti coloro eh' erano vicini all' uscio comin- 
ciarono a starnutire. 

" Rendete la vostra testimonianza." disse il E e. 
N 



170 CHI HA RUBATO 

" No," rispose la cuoca. 

Il Re guardò con ansietà il Coniglio bianco 
che mormorò a voce bassa, "Maestà, esaminate 
da voi stesso questo testimone." 

" Bene, se debbo farlo, mi converrà farlo," 
disse il Re con una ciera malinconica, e dopo 
aver poste le braccia conserte al petto, e fatto 
gli occliiacci alla cuoca, disse con voce pro- 
fonda, " Di che sono composte le torte ? " 

" Di pepe, per la maggior parte," rispose 
la cuoca. 

" Di melazzo," soggiunse una voce sonnolenta 
dietro ad essa. 

" Afferrate quel Ghiro ! " gridò la Regina. 
" Tagliategli il capo ! Fuori quel Ghiro ! Soppri- 
metelo 1 Pizzicatelo ! Strappategli i baffi ! " 

Durante qualche istante il Tribunale fu 
una vera confusione, mentre il Ghiro era preso ; 
e quando si ristabiliva 1' ordine, la cuoca era 
sparita. 

" Non importa ' " disse il Re con un' aria 
di sollievo. " Chiamate 1' altro testimone." E 



LE TORTE ì 171 

bisbigliò air orecchio della Eegiiia : " Cara mia 
dovreste esaminar voi V altro testimone." 

Alice stava osservando il Coniglio che ripas- 
sava la lista, curiosa di vedere chi mai sarebbe 
r altro testimone — " perchè siri ad ora non han- 
no affatto prove," diceva fra se. Figuratevi la 
sua sorpresa, quando il Coniglio bianco chiamò 
con la sua voce stridula " Alice ! " 



CAPITOLO XII. 



TESTIMONIANZA D ALICE. 



" Eccomi ! " rispose Alice, e dimenticando che 
in quegli ultimi momenti era cresciuta smisura- 
tamente, saltò su molto lesta^ rovesciando col 
suo gonnellino il palchetto de' giurati, di tal 
che questi capitombolarono con la testa in giù 
sulla folla eh' era di sotto, e restarono con le 
gambe all' aria. Ciò le rammentò il rovescione 
che la settimana avanti aveva casualmente dato 
a un globo di cristallo che conteneva de' pe- 
sciolini dorati. 

" Oh, vi pì^ego d' avermi per iscusata I " sciamò 
con voce d' angoscia, e cominciò a raccattarli 



TESTIMONIANZA d' ALICE. 



173 




con molta sollecitudine, perchè piena dell' idea 

de' pesciolini dorati caduti dal globo, pensava 

che dovea prontamente raccoglierli e rimetterli 

nel palchetto de' giurati, se no sarebbero morti. 



174 TESTIMONIANZA D ALICE. 

"Il processo," disse il Ee con voce auto- 
revole e grave, " non potrà andare innanzi, se 
non quando tutt' i giurati saranno rimessi ne' 
loro proprii posti, — dico tutti," soggiunse con 
molta enfasi, riguardando fieramente Alice. 

Alice guardò il palchetto de' giurati, e vide 
che nella fretta, avea rimessa la Lucertola col 
capo in giù, per cui la povera bestiolina agitava 
la coda al di sopra ma in modo da eccitare la 
compassione, perchè non poteva muoversi. Subito 
la estrasse, e la rimise convenientemente ; " non 
già perchè importi assai," disse fra sé, poiché 
ne la sua coda ne la sua testa recheranno 
vantaggio al processo." 

Appena che i giurati si rimisero dal colpo che 
li avea rovesciati, e che furono ritrovate le lavagne 
e le matite, e consegnate loro, si misero a scaraboc- 
chiare con molta premura la storia del loro ruzzolone, 
salvo la Lucertola che non s' era riavuta e sedeva 
con la bocca spalancata, e guardando la volta. 

"Che cosa sapete di quest' alfare ? " domandò 
il Re ad Alice. 



TESTIMONIANZA D ALICE. ^'^> 

"Niente," rispose Alice. 

" Niente qffutto ? " replicò il Ke. 

" Niente affatto," soggiunse Alice. 

" Ciò è molto importante," disse il Re, 
rivolgendosi a' giurati. Essi si accingevano a 
scriverlo sulle lavagne, quando il Coniglio bianco 
li interruppe : " iVo?2-importante, è questo il senso 
delle parole di Vostra Maestà," disse con voce 
rispettosa, ma saettandolo col guardo e facendogli 
il visaccio mentre parlava. 

" iVo?i-importante, già è quel che volea dire," 
soggiunse in fretta il Re ; e poi si mise a recitar 
fra' denti " importante — non-importante — non-im- 
portante — importante," come clie volesse provare 
quale delle due parole suonasse meglio al- 
l' orecchio. 

Alcuni de' giurati scrissero "importante," altri 
" non-importante." Alice potette osservarlo, poiché 
era vicina a loro e potea sbirciare sulle lavagne ; 
" ma non importa niente," pensò fra se. 

Allora il Re, che era stato occupatissimo a 
scrivere sul suo taccuino, gridò " Silenzio ! " e 



176 TESTIMONIANZA D ALICE. 

lesse dal suo libriccino "Eegola quarantaduesiraa. 
Ogni 2^ersona, la cui altezza supera il miglio, 
deve uscire dal Tribunale." 

Ognuno riguardò Alice. 

" Io non sono alta un mio-lio," disse Alice. 

" Sì che lo siete," rispose il Re. 

" Quasi due miglia d' altezza," soggiunse la 
Reo-ina. 

" Ebbene, poco mi cale, ma non andrò via," 
disse Alice, " oltre a ciò quella non è una regola 
regolare ; 1' avete inventata ora." 

" Che ! è la piìi vecchia regola nel libro," 
rispose il Re. 

" Allora dovrebbe essere la regola prima," 
disse Alice. 

Il Re impallidì, e chiuse il taccuino in fretta. 
" Ponderate il vostro verdetto," disse, rivolgendosi 
a' giurati, ma con voce sommessa e tremolante. 

"Maestà vi sono altre testimonianze," disse il 
Coniglio bianco, sbalzando in piedi. " Giusto 
adesso abbiam trovato questo foglio." 

" Che e e dentro ? " domandò la Reo-ina. 



TESTIMONIANZA D ALICE. 177 

"Non r ho aperto ancora," disse il Coniglio 
l)ianeo, "ma sembra una lettera, scritta dal pri- 
gioniere a — a qualcheduno." 

" Dev' essere così," disse il Re, " salvo che 
sia stata scritta a nessuno, ciò che non si fa 
o^eneralmente." 

" A chi è indirizzata ? " domandò uno de' 
giurati. 

" Non ha indirizzo di sorta," disse il Co- 
niglio bianco : " di fatti non e' è scritto nulla 
al di fuori" E spiegò il foglio mentre parlava, 
e soggiunse, " Somma tutto non è punto una 
lettera ; è un accozzaglia di versi." 

" Son dessi scritti dalla mano del prigio- 
niere '? " domandò un giurato. 

" Nò, non lo sono," rispose il Coniglio 
bianco, "ed è questa la piìi strana di tutte le 
cose," (I giurati si riguardarono confusi). 

" Forse egli ha imitata la scrittura di qual- 
cheduno," disse il Re. (Qui i giurati si rasse- 
renarono). 

" Maestà," disse il Fante, " non li ho scritti, 



178 TESTIMONIANZA D ALICE. 

e niuno potrebbe provarmi 1' opposto. E poi non 
e' è nessuna firma alla fine," 

" Il non averlo firmato," rispose il Ee, " prova 
doppiamente il vostro delitto. Voi dovevate 
avere Y intenzione d' ofiendere, se no, da galan- 
tuomo avreste firmato il foglio." 

Tutti applaudirono, e con ragione, perchè era 
quello il primo detto spiritoso che il Re avesse 
detto in quel giorno. 

" Ciò prova il suo delitto," sclamò la Regina. 

" Ciò non prova niente affatto ! " disse Alice. 
" Ma se non sapete neppure ciò che contiene 
il foo^lio ! " 

" Leggetelo," disse il Re. 

Il Coniglio bianco inforcò gli occhiali, e do- 
mandò : " Maestà, dove debbo incominciare ? " 

" Cominciate dal principio," disse il Re con 
tuono solenne, " e continuate sino alla fine : 
poi fermatevi." 

Or questi erano i versi letti dal Coniglio 
bianco : — 



TESTIMONIANZA D ALICE. 179 

" Ella vi fece itn grazioso invito, 
Ed a lui mi voleste rammentar, 
E quindi ella mi dette il hen servito, 
Ma mi disse: Non sai mica nuotar. 



di' io non la visitai, disse pur dianzi, 

{E questo è il vero, e ognun di noi lo sa), 

Ma se lei spingerà la cosa innanzi, 
Oh dite, allor di voi che ne avi;erràì 



Una a lei dMti, ed essi due le diéro, 
E voi men deste tre col sopra più; 

Tutte a voi ritornarono — oh mistero ! 
Eppure erano mie, or noi son piiù. 



Se dessa od io per caso inopinato 
Involti in quesf affare ci vedrem. 

Confido in voi che ognun fia liberato ; 
Come prì'ima fra noi li rivedrem. 



180 TESTIMONIANZA D ALICE, 

Spiegarmi alfine mi sarà concesso ; 

{Già, sapete, un attacco ella sentì), 
Ma voi foste per lui, per noi, jìer esso 

L' ostacolo fatai che la coljn. 



Non (jli dite giammai che preferisca 
Costoro, — ciò dehU essere un mister. 

Un secreto che altrui non apparisca, 
Un secreto nascosto nel pensier." 



" È questo il più importante documento contro 
r accusato," disse il Re, stropicciandosi le mani ; 
" or dunque i giurati " 

" Se uno di loro potesse spiegarmelo," disse 
Alice (la quale era talmente cresciuta in quegli 
ultimi istanti clie non avea più paura d' in- 
terrompere il Re), " gli darei cinquanta centesimi. 
Io non credo che vi sia in esso neppure un 
briciolo di senso comune." 

I giurati scrissero tutti sulle lavagne, " Ella 



TESTIMONIANZA D ALICE. 181 

non crede clie vi sia in esso neppure un 
briciolo di senso comune," ma ninno cercò di 
spiegare il senso di quel foglio, 

" Se non e' è senso comune," disse il Re, " ciò 
ci toglie da un mondo d' imbarazzi, e noi certo 
non ci affanneremo per trovarvene uno. Eppure 
non saprei," continuò spiegando il foglio sul 
ginocchio, e sbirciando la poesia ; "ma mi 
pare di vedere un senso occulto in essi — ' diase — 
Non sai mica nuotar ' — voi non potete nuotare, 
non è vero ? " continuò, rivolgendosi al Fante. 

Il Fante scosse mestamente il capo, e disse, 
" Ne ho io r apparenza ? " (E certamente, no, 
perchè era fatto tutto di cartone). 

"Bene per ora," disse il Re, e continuò fra se 
stesso a borbottare su' versi : "' E questo è il vero, 
e ognun di noi lo sa ' — ciò si riferisce a' giurati, 
non e' è dubbio — ' Una a lei détti, ed essi due gli 
diéro ' — ciò spiega V uso eh' egli fece delle torte, 
intendete " 

" Ma, " disse Alice, " continua con le parole 
' Tutte a voi ritornarono.' " 



182 



TESTIMONIANZA D ALICE. 




" Già, esse sono là," 
disse il Re con un' a- 
ria di trionfo, indi- 
cando le torte eli' erano 
sulla tavola. " Niente 
di più chiaro di ciò. 
Continua — ' Già, sapete, 
un attacco ella sentì' 
— ^voi non aveste mai 
degli attacchi nervosi, 
cara mia, non è vero?" 
soggiunse, rivolgendosi 
alla Regina. 




"Non mai!" tuonò furiosamente la Regina, 
e in queir istante scagliò un calamajo al capo 
della Lucertola. (Il povero Tonietto avea abban- 



■ TESTIMONIANZA D ALICE. 183 

donato l' uso di scrivere col dito sulla lavagna, 
perchè s'era accorto che non vi lasciava traccia 
alcuna ; ma ora si rimise sollecitamente al- 
l' opera, usando l' inchiostro che gli gocciolava 
sulla faccia, e l' usò sinché n' ebbe). 

" Dunque queste parole non si attaccano, 
a voi," disse il Ee, guardando con la bocca 
sorridente tutt' intorno al Tribunale. E vi fu 
gran silenzio. 

"E un bisticcio I " soggiunse il Re, con voce 
irata, e tutti allora risero. " Che i giurati 
ponderino il loro verdetto," ripetè il Re, forse 
per la ventesima volta in quel giorno. 

" No, no ! " disse la Regina. " Prima la 
sentenza — poi il verdetto." 

" Ma che sciocchezze ! " sclamò Alice ad alta 
voce. " Che idea d' aver prima la sentenza ! " 

" Tacete ! " gridò la Regina, tutta infiammata 
in viso. 

" No certo ! " disse Alice. 

" Decapitatela ! " urlò la Regina con tutta la 
V0C3 che aveva in gola. Ma ninno si mosse. 



184 



TESTIMONIANZA D ALICE. 




" Chi vi stima ? chi vi teme ? " disse Alice, 
(allora era cresciuta di tanto che giungeva alla 



TESTIMONIANZA D ALICE. 185 

sua statura naturale). " Voi non siete altro che 
un mazzo di carte ! " 

Appena disse queste parole tutto il mazzo 
si sollevò in aria furiosamente, e poi si rovesciò 
sopra la fanciulla : essa dette un piccolo strillo, 
un po' commossa dalla paura, un po' dall' ira, 
e cercò di respingerle da sé, ma si ritrovò sul 
poggio, col capo appoggiato sulle ginocchia di 
sua sorella la quale le toglieva con molta 
delicatezza alcune foglie appassite eh' erano cadute 
sulla sua faccia. 

" Risvegliati, Alice cara ! " le disse la sorella ; 
" che buona dormitona hai fatto, eh ! " 

" Oh ! ho a\n]to un sogno tanto curioso ! " 
disse Alice, e raccontò alla sorella, il meglio 
che per lei si potesse tutte le strane Avventure 
che avete lette sino ad ora ; e quando finì, sua 
sorella la baciò, e le disse, "E stato davvero un 
sogno curioso, cara mia : ma ora, va' subito a 
prendere il tè ; è già tardi." E così Alice si 
levò, andò via, pensando mentre correva, al 
sogno straordinario che aveva avuto. 





186 



Ma sua sorella rimase colà, e col capo 
appoggiato alla mano, tutta intenta a riguar- 
dare il sol cadente, e riflettendo sulla piccola 
Alice e sulle sue Avventure meravigliose, cadde 
in una specie d' assopimento, e sognò talcosa simile 
a questo : — 

Prima di tutto sognò la piccola Alice : — 
con le sue manine delicate e congiunte sulle 
ginocchia di lei, e co' suoi grandi oc- 
chi lucenti fissi in lei. Poteva sentire il vero 
suono della sua voce, e vedere quello strano 
agitarsi della sua testolina per rigettare indietro 



187 

i capelli elle voleaìio per forza velarle il viso : — 
e mentre era tutta intenta ad ascoltare, o sem- 
brava che fosse così, tutto il luogo che la circondava 
si animò, popolandosi di quelle creature vedute nel 
sogno dalla sua sorellina. 

L' erba rigogliosa stormiva sotto di lei, mentre 
il Coniglio bianco scappava via — il Sorcio spa- 
ventato s' apriva, sguazzando, una via in mezzo 
dello stagno vicino — poteva sentire il rumore 
delle tazze, mentre la Lepre-marzolina e gli 
amici suoi partecipavano a quel loro perenne 
pasto — udiva la voce strillante della Eegina che 
mandava i suoi invitati al patibolo — anche una 
volta il bimbo porcellino starnutiva sulle ginoc- 
chia della Duchessa, mentre i tondi e i piatti 
volavano d' orni intorno — anche una volta 1 urlo 
del Grifone, lo scricchiolìo della matita della 
Lucertola, la soppressione de' porcellini d' India 
riempivano V aria, sposati al singhiozzar lontano 
della miserabile Falsa-Testuggine. 

E sedette, con gii occhi a metà chiusi, e 
quasi si credette davvero nel paese delle Mera- 



188 

vigile ; benché sapesse che, aprendo gli occhi, 
tutto sarebbe mutato in realtà desolante — 
avrebbe sentito V erba stormire all' agitar del 
vento — avrebbe veduto lo stagno increspato a 
causa delle canne — il rumore delle tazze si 
sarebbe mutato nel tintinnìo dei campanelli 
delle pecore, e la voce stridente della Regina 
nella voce del pastorello — e gli starnuti del 
bimbo, r urlo del Grifone, e tutti gli altri 
strepiti curiosi, si sarebbero mutati (e lei n' era 
persuasa) nel rumore confuso d' una fattoria, e 
il muggito lontano degli armenti avrebbe sur- 
rogato i profondi singhiozzi della Falsa-Tes- 
tu affine. 

Finalmente, volle figurarsi la sua sorellina 
già cresciuta e diventata donna, — conservare 
ne' suoi anni maturi il cuore affettuoso e 
semplice della sua fanciullezza — raccogliere in- 
torno a sé altre fanciulle, e far loro brillare 
gli occhi beandoli con istorielle erniose e strane, 
e forse anche col sogno delle Avventure nel 
Paese delle Meraviglie ; e con quanta simpatica 



189 



tenerezza avrebbe ella stessa partecipato alle 
loro innocenti angosce, e con quanta letizia 
alle loro gioje, riandando i beati giorni della 
fanciullezza, e le gioconde giornate dell' estate. 



FINE. 



LONDRA : 

R. CLAY, FIGLI, E TAYLOR, STAMPATORI, 

BHEAD STRKET HILL.